Mps, l’allarme di Franceschelli: "Non è solo una questione senese, a rischio il futuro del credito"

Il senatore dem preoccupato per la mancata presenza del Governo all'assemblea degli azionisti del 29 ottobre: "Senza una regia istituzionale la banca rischia di essere lasciata al suo destino. Serve tutelare il progetto industriale e i lavoratori"

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Il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena continua a far discutere e anima la politica sia nazionale che locale. A riaccendere il dibattito è stato Silvio Franceschelli, senatore del Partito Democratico, intervenuto martedì sera come ospite ad “A carte scoperte”, il format di approfondimento di Siena Tv.

Al centro dell’intervento di Franceschelli, una forte preoccupazione per la direzione presa sul dossier Rocca Salimbeni, con un richiamo diretto all’esecutivo dopo l’assemblea degli azionisti dello scorso 29 ottobre, segnata, secondo il senatore, da un’assenza pesante delle istituzioni centrali.

Per Franceschelli, il rischio principale è che, senza un intervento deciso da parte dello Stato, la banca venga abbandonata al suo destino.

“Io per la mia esperienza vissuta nel 2021, ai tempi dell’operazione Unicredit, credo che l’unico soggetto che possa davvero difendere un progetto industriale sia il Governo”, ha dichiarato Franceschelli. “Si sta parlando di un’operazione che vale più di una manovra finanziaria, e non è un caso su cui scherzare”.

Nel suo ragionamento, il parlamentare del PD sottolinea come l’esito delle vicende legate a Mps non possa essere derubricato a un mero “fatto locale”, pur riconoscendo al territorio senese il peso maggiore di eventuali conseguenze negative. La vera posta in gioco riguarda l’intero assetto bancario e produttivo del Paese.

“Questa non è una questione meramente senese: riguarda la Toscana, molte altre regioni e il modo stesso in cui si intende il credito a livello nazionale”, ha aggiunto Franceschelli. “La concentrazione del credito in mano a pochissimi soggetti, così come la presenza o l’assenza di filiali sui territori, condiziona direttamente le imprese, le famiglie e migliaia di lavoratori”.

Se Siena subirebbe l’impatto più duro, la partita resta di rilievo nazionale: per questo, le istituzioni locali – dalla Regione al Sindaco di Siena, fino al Presidente della Provincia – devono muoversi in sinergia con il Governo centralizzato.

Il senatore ha infine chiarito che la critica non risiede nella contrarietà a prescindere verso operazioni di mercato o passaggi di proprietà, bensì nell’assenza di garanzie strategiche e sociali a tutela del patrimonio industriale e occupazionale.

“Nessuno dice che le operazioni vadano bloccate a priori. Si dice solamente che servono una serie di prescrizioni rispetto ad un passaggio di proprietà, che attengano alla salvaguardia di principi fondamentali – condivisi anche dalle sigle sindacali. Bisogna difendere un progetto industriale chiaro: è esattamente questa la forza e il ruolo che il Governo deve esercitare in operazioni di questa portata”.



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