Mps, parlamentari senesi a confronto. Franceschelli: "Un’espressione di voto che non sia un non voto". Michelotti: "La neutralità non significa indifferenza"

Nel Consiglio comunale straordinario i parlamentari senesi condividono la difesa dell’integrità della banca, ma indicano posizioni diverse sul ruolo dello Stato azionista

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La tutela dell’integrità di Monte dei Paschi e del suo legame con Siena, ma anche una diversa valutazione su come il Governo debba esercitare il proprio ruolo. Sono questi i temi emersi dagli interventi del senatore del Partito democratico Silvio Franceschelli e del deputato di Fratelli d’Italia Francesco Michelotti nel Consiglio comunale straordinario monotematico dedicato al futuro della banca.

Franceschelli ha chiesto che il mantenimento della quota del Ministero dell’Economia si accompagni all’esercizio dei diritti di voto. Michelotti ha invece sostenuto la necessità che il Governo mantenga una posizione neutrale, precisando che “la neutralità non significa indifferenza”.

Il senatore Pd ha aperto riconoscendo la sintonia costruita tra le istituzioni e la necessità di continuare a “fare massa critica” e “fare squadra”. Ha distinto le dinamiche di mercato, sulle quali i margini di intervento sono limitati, dalle decisioni delle autorità di vigilanza e dalle prerogative del Governo.

Sul primo fronte, Franceschelli ha invitato a mantenere attivo il tavolo tra Regione, Provincia, Comune e rappresentanze politiche e sociali, anche perché le valutazioni delle autorità nazionali ed europee potrebbero determinare sviluppi inattesi. Sul secondo, ha posto il tema del ruolo dello Stato azionista.

“Nelle assemblee che verranno sarà necessario che quella quota porti ad un’espressione di voto che non sia un non voto”, ha dichiarato. “Perché è chiaro, poi alla fine una direzione chi ha le competenze e le prerogative la deve prendere”.

Franceschelli ha richiamato anche gli strumenti a disposizione del Governo, come il golden power, sottolineando che “non sono solo interdittivi, ma sono anche prescrittivi”. Da qui la richiesta di portare nelle sedi competenti le indicazioni del territorio, soprattutto sulla presenza della banca e sull’accesso al credito.

“Io penso che in questi anni la forza della banca sia stata quella di mantenere un legame fortissimo con il territorio”, ha affermato. Un rapporto che, anche nei momenti più difficili, ha consentito all’istituto di conservare credibilità presso famiglie e imprese.

Il senatore ha citato l’esempio della filiale di Montisi per evidenziare il valore di una presenza che non può essere valutata soltanto attraverso economie di scala e redditività. La richiesta è evitare una progressiva desertificazione bancaria: “Questo vuol dire mantenimento dell’unitarietà della banca, non uno spezzatino della banca”.

Un tema che Franceschelli ha legato alla concorrenza nel sistema del credito, ricordando di averlo già sottoposto a Giorgetti nella commissione parlamentare d’inchiesta di cui fa parte.

La competitività del Paese, ha sostenuto, passa anche dalla possibilità per le imprese di rivolgersi a più istituti, senza trovarsi davanti a “due grandi monopolisti del credito”. Lo stesso vale per le famiglie, che devono poter confrontare le condizioni offerte per depositi e finanziamenti. “Non è un problema solo di Siena”, ha concluso, allargando la questione alla Toscana e all’intero Paese.

Michelotti ha aperto il proprio intervento soffermandosi sulle conseguenze che un eventuale smembramento avrebbe per la città. Richiamando il quadro illustrato dalla Camera di Commercio, ha parlato del rischio di perdere un tessuto economico, sociale, produttivo e culturale, insieme a professionalità di alto livello.

“Pensate all’Italia senza la Ferrari: ecco, l’Italia senza Monte dei Paschi sarebbe qualcosa di inimmaginabile”, ha affermato, indicando nella banca un’eccellenza che supera i confini senesi.

Il deputato FdI ha ringraziato Fabio, Carletti e Giani per l’iniziativa unitaria nei confronti del Governo, ma ha contestato quella che considera una distanza tra le posizioni espresse sul territorio e quelle sostenute a livello nazionale.

Michelotti ha chiamato in causa Matteo Renzi e la segretaria del Pd, attribuendo loro posizioni contrarie all’intervento del Governo nel risiko bancario. Una critica rivolta alla coerenza degli schieramenti: “Non si può fare i toscani in Toscana e gli emiliano-romagnoli a Roma”.

Ha inoltre giudicato insufficienti le rassicurazioni arrivate dall’intervista di Carlo Cimbri, sostenendo che sarebbe stato necessario aprire un confronto con il territorio: “Altro sarebbe stato dire: apriamo un tavolo, mettiamoci a sedere, magari davanti al ministero, davanti al Mef, e capiamo quali possono essere le prescrizioni, come diceva il senatore Franceschelli, un percorso condiviso. Un’intervista così non basta”.

Michelotti ha difeso le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni contro lo smembramento della banca e ha contestato le responsabilità politiche del passato nella perdita del peso azionario della città.

“Sul tema della Banca Monte dei Paschi a Siena, in passato, la sinistra ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare”, ha affermato. Ha inoltre criticato le precedenti scelte della Fondazione Mps, sostenendo che fossero state perse occasioni per rafforzarne la partecipazione nella banca.

Sul golden power, il deputato lo ha definito uno strumento importante da sollecitare, richiamando però la necessità di considerarne requisiti e condizioni di applicazione. Quanto al voto dello Stato in assemblea, ha espresso una posizione diversa da quella di Franceschelli: “Non possiamo neanche pretendere che il Governo vada all’assemblea dei soci e prenda una posizione”. Per Michelotti, l’esecutivo deve agire come Governo di tutti e mantenere una neutralità che, ha ribadito, “non significa indifferenza”.

In conclusione, il deputato ha espresso apprezzamento per l’amministratore delegato Luigi Lovaglio e per le iniziative assunte dall’attuale management. Senza pronunciarsi sull’esito delle operazioni, ha parlato di “un piano che ci ha rimesso in partita”, riconoscendo nella sua azione un attaccamento alla banca e alla città.

“Non vogliamo essere smembrati, non vogliamo essere annullati”, ha concluso Michelotti. “La partita è sicuramente difficile, ma è una partita che vale la pena di giocare”.



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