Nel racconto dell’ultima, durissima battaglia di Alex Zanardi c’è anche la voce del figlio Niccolò. Una voce giovane, composta, piena di dolore ma anche di fiducia, che nei giorni successivi al ricovero al policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena seppe restituire il senso più profondo di una famiglia rimasta unita attorno al campione.
Dopo l’incidente del 19 giugno 2020 sulle strade senesi, Zanardi fu trasportato d’urgenza alle Scotte, dove venne sottoposto a delicati interventi e seguito dai professionisti dell’Aou Senese. Furono settimane di attesa, bollettini medici, silenzi e speranze trattenute. Accanto a lui, con discrezione e forza, rimasero la moglie Daniela e il figlio Niccolò.
Fu proprio Niccolò, nel passaggio dal ricovero senese al percorso di riabilitazione neurologica in una clinica della provincia di Lecco, a dare voce alla speranza della famiglia: “Papà ce la farà, sono sicuro. Ce la farà anche questa volta. E un giorno ne parleremo. La racconterà a me e la racconterà anche ai miei figli. Sono fiducioso e lo è anche la mamma. Siamo riusciti a sopportare il calvario grazie al sostegno intorno a noi”.
Parole pronunciate in un momento ancora fragile e incerto, quando la lunga degenza alle Scotte si era appena conclusa e davanti ad Alex Zanardi si apriva una nuova fase, quella della riabilitazione. In quelle frasi c’era il dolore di un figlio, ma anche la certezza affettiva di chi aveva già visto il padre attraversare l’impossibile e tornare, ogni volta, alla vita.
Niccolò conosceva bene quella forza. Era ancora bambino quando, nel 2001, il padre perse entrambe le gambe nel terribile incidente in Germania. Alex Zanardi ha raccontato più volte che il figlio percepiva le protesi non come un limite, ma come qualcosa che lo rendeva speciale. Uno sguardo innocente, capace di trasformare la ferita in una nuova forma di presenza.
Tempo fa, lo stesso Niccolò aveva scritto sui social una frase che racconta meglio di molte altre il loro legame: “Mio padre, Alex Zanardi, tutti dicono che sia un esempio di vita come lo sport. Non pensateci, è un esempio di vita come padre”. Una dichiarazione semplice e potentissima, che sposta il racconto oltre la dimensione pubblica del campione e lo riporta alla sua verità più intima: quella di un padre.
Oggi, nel giorno dell’addio, quelle parole assumono un peso ancora più grande. Raccontano non solo la speranza di allora, ma anche l’eredità che Alex Zanardi lascia alla sua famiglia e a chi lo ha amato. Un’eredità fatta di coraggio, dignità, cura, tenacia. E di un legame, quello tra padre e figlio, che resta oltre la cronaca, oltre lo sport, oltre il dolore.
Niccolò continua a portare avanti, anche attraverso i progetti legati a Obiettivo3, una parte del cammino tracciato dal padre. Non come semplice memoria, ma come responsabilità viva. Perché alcune storie non finiscono davvero: cambiano voce, passano di mano, continuano nei gesti di chi resta.