Palio di Siena, interviene la presidente del Movimento Identità Trans: “Se ‘sembrare trans’ è un insulto, il problema è la società, non il Drappellone”

Prosegue la querelle sul Drappellone: dopo le polemiche sulla Madonna di Teodora Axente interviene anche Roberta Parigiani

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La discussione sulla Madonna dipinta da Teodora Axente per il Palio del 16 agosto è ormai uscita dai confini dell’arte e della Carriera. A prendere posizione anche Roberta Parigiani, avvocata e presidente del Movimento Identità Trans, senese di nascita, che chiede: “Perché l’idea che una figura possa “sembrare trans” viene ancora utilizzata come un’accusa, uno sfregio, un sinonimo di bruttezza?”.  È questo, secondo Parigiani, il vero nodo della polemica. Non tanto stabilire se la Madonna del Drappellone abbia tratti più o meno femminili secondo i canoni tradizionali, quanto interrogarsi sul linguaggio con cui quella presunta somiglianza è stata trasformata in motivo di scandalo. Non solo religioso, quanto estetico.

Veniamo al nodo della questione: la Madonna raffigurata sul Drappellone sarebbe, secondo alcune letture, “transgender”. Ed è proprio qui che la presidente del Movimento Identità Trans individua un cortocircuito culturale ancora profondamente radicato. “Per l’italiano medio, di destra come di sinistra, transgender vuol dire ‘brutto’”, afferma.

Una frase dura, che chiama in causa un immaginario collettivo che finisce per utilizzare le persone trans come bersaglio simbolico di una polemica che con loro non avrebbe nulla a che vedere.

Il Drappellone raffigura lo stile di Teodora Axente. Lo ha detto anche l’artista stessa, riconducendo la particolare impostazione estetica della figura esattamente al proprio linguaggio artistico. Linguaggio riconosciuto da Enrico Grassini, rettore del Collegio dei Corretto, che ha richiamato la necessità di leggere il Drappellone nel suo complesso e all’interno del percorso dell’artista, senza ridurre l’opera a un singolo dettaglio o alla polemica del momento.

Ma per Parigiani proprio la trasformazione di quei tratti in un “caso” rende evidente il problema: è bastato che il volto della Vergine si allontanasse da una certa idea tradizionale di femminilità perché qualcuno sentisse il bisogno di trasformarlo in una questione identitaria.

“L’odio e la transfobia partono da qui dall’aver mostrificato talmente tanto le persone trans che ormai, nel pensiero dell’italiano medio -scrive-, trans equivale a brutto”.

Un’espressione che apparentemente vuole rassicurare, ma che contiene un giudizio preciso: essere riconoscibili come trans sarebbe qualcosa da evitare, mentre avvicinarsi il più possibile ai canoni estetici attribuiti alle donne cisgender sarebbe un valore.

“Sei brutta? Allora ‘sembri trans’”, scrive provocatoriamente Parigiani. “E perché? Che c’è di male? Chi ha detto che sia sinonimo di bruttezza?” La sua conclusione è volutamente tagliente: “Ma voi persone cisgender vi guardate mai allo specchio?”

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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