Quante probabilità di vincere alla lotteria? Un matematico lo spiega al Galilei

Il 22 ottobre lo studioso Nicola Arcozzi incontra i ragazzi del Galilei per svelare i segreti del gioco d’azzardo attraverso la matematica

“Dio non gioca a dadi” diceva Einstein… ma molti altri sì. La domanda è: si vince davvero col gioco d’azzardo? Attraverso “la scienza dei dadi” lo spiegherà Nicola Arcozzi, matematico dell’Università di Bologna, agli studenti del liceo Scientifico Galilei di Siena.

L’incontro fa parte del ciclo “La Scienza a scuola”, un’iniziativa promossa da Zanichelli. Un tour didattico di centosettanta incontri in centotrenta scuole d’Italia, che dal 20 ottobre fino al 20 dicembre porterà in giro per gli istituti personalità del mondo scientifico, scrittori e divulgatori che spiegheranno ai ragazzi le ultimissime novità in fatto di scienza.
Zanichelli, casa editrice impegnata da più di centocinquant’anni nella didattica scolastica e nella divulgazione scientifica, con questa iniziativa ha voluto dare un importante stimolo agli studenti: l’occasione di acquisire conoscenze su argomenti affascinanti e di stretta attualità direttamente dagli “addetti ai lavori”.

In particolare, l’obiettivo dell’incontro al Galilei è di considerare alcuni concetti e temi di probabilità e statistica dal punto di vista del gioco d’azzardo. Un sotto-obiettivo consiste nell’analisi critica di alcuni comuni giochi d’azzardo (le slot per esempio, o la lotteria), mettendo anche in guardia dalla falsa informazione promulgata dai diversi media, come ad esempio i social. Lo studio della probabilità nasce proprio dall’interesse di scienziati appassionati d’azzardo (Girolamo Cardano) o frequentatori di luoghi in cui si giocava d’azzardo. I giochi d’azzardo devono infatti soddisfare alcuni prerequisiti ideali, che diventano poi concetti di base della probabilità: due giocatori di dadi devono avere a priori le stesse probabilità di vincere o perdere; ogni lancio di dadi fa storia a sé; le poste di gioco devono essere stabilite in maniera equa per tutti i giocatori, tenendo conto del fatto che le chance di alcuni tipi di scommessa sono maggiori/minori di quelle di altri tipi. Spesso si ritrovano anche nella letteratura scientifica allusioni al gioco d’azzardo: “Dio non gioca ai dadi” di Einstein
ne è un esempio. Succede anche che, per rendere intuitiva un’applicazione della probabilità a un modello fisico, si interpreti quel modello come un gioco d’azzardo, che viene considerato in qualche modo più noto al lettore di un fenomeno fisico.

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