Caso David Rossi, l’ex direttore della filiale di Viadana: “Le operazioni raccontate da Cortese? Irrealizzabili”

Il giornalista di FarWest Carmine Gazzanni: “A Viadana forte presenza della criminalità organizzata"

Di Simona Sassetti | 12 Maggio 2026 alle 14:00

Caso David Rossi, l’ex direttore della filiale di Viadana: “Le operazioni raccontate da Cortese? Irrealizzabili”

“Le operazioni raccontate da Angelo Salvatore Cortese mi risultano irrealizzabili”. Lo ha dichiarato Nicola Alfieri, ex direttore della filiale di Viadana della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, nel corso dell’audizione in videocollegamento davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, rispondendo alle dichiarazioni rese nei giorni scorsi dal collaboratore di giustizia ed ex esponente della ’ndrangheta crotonese. Cortese aveva detto in Commissione che: “Avevano il direttore compiacente, avevano questi direttori proprio nelle loro mani”. E che questo consentiva l’accesso immediato a somme elevate: “Preparami 100.000 – racconta – vanno e si prendono 100.000 euro”

L’audizione si è concentrata proprio sul filone mantovano dell’inchiesta, sui certificati di deposito al portatore e sulle presunte movimentazioni di denaro contante descritte dal collaboratore di giustizia. Nel corso della seduta la Commissione ha chiesto ad Alfieri quale fosse la disponibilità di contanti in una banca di quelle dimensioni. “Ogni filiale, a seconda del numero di clienti o dipendenti, ha un certo importo – ha spiegato –. Non penso così tanto, indicativamente 70, 80, 100mila euro, però non ricordo il valore preciso”.

L’ex direttore ha però preso le distanze dalla ricostruzione di Cortese, secondo cui alcuni direttori avrebbero consegnato temporaneamente denaro contante custodito in cassaforte per operazioni non tracciate. “Parlando da bancario – ha dichiarato Alfieri – queste operazioni mi risultano irrealizzabili. Oggi in banca ci sono molti livelli di controllo e anche all’epoca un direttore di filiale aveva autonomie bassissime”.

Sul tema dei certificati di deposito al portatore, Alfieri ha spiegato di aver seguito la vicenda attraverso i servizi televisivi e di ricordare l’esistenza di una serie di strumenti presenti sulla filiale di Viadana e prossimi alla scadenza nel 2013. “Quel certificato era stato emesso da Interbanca – ha dichiarato –. Probabilmente la banca distributrice all’epoca era Antonveneta o Banca Nazionale dell’Agricoltura. Le banche distribuivano questi certificati, li collocavano”. L’ex direttore ha precisato che si trattava di strumenti finanziari regolarmente utilizzati negli anni Novanta. “Erano forme di risparmio che allora si facevano. Oggi il certificato al portatore non si fa più per questioni legate all’antiriciclaggio”.

Secondo quanto riferito in Commissione, nella documentazione relativa alla filiale di Viadana risultavano “una quindicina” di certificati al portatore ancora presenti e vicini alla scadenza. Alfieri ha spiegato che gli uffici centrali inviavano alle filiali dei promemoria per segnalare questi strumenti in scadenza. “Era un memo che la sede centrale mandava per dire che c’erano questi investimenti in scadenza e che il portatore avrebbe dovuto presentarsi”, ha spiegato.

Alfieri ha inoltre sottolineato che ogni operazione effettuata in banca lasciava comunque una traccia contabile. “Ogni operazione fatta in filiale viene registrata – ha dichiarato –. A fine giornata vengono stampate tutte le operazioni effettuate, dai bonifici ai versamenti fino agli investimenti”. Rispondendo alle domande della Commissione, l’ex direttore ha detto di non ricordare particolari attenzioni o segnalazioni specifiche sui certificati al portatore presenti a Viadana. “Per me era solo un memo per segnalare strumenti in scadenza”, ha affermato, spiegando che eventuali movimenti o incassi sarebbero comunque rintracciabili attraverso la documentazione bancaria.

L’ex direttore ha inoltre ribadito di non aver mai conosciuto David Rossi. “Lui lavorava per Monte dei Paschi, io per la Popolare di Puglia e Basilicata, non c’era connessione lavorativa”, ha detto.

Poco prima dell’audizione di Alfieri, la Commissione aveva ascoltato anche il giornalista Carmine Gazzanni, autore di un’inchiesta di FarWest sul filone di Viadana. Gazzanni ha parlato di “un territorio fortemente influenzato dalla criminalità organizzata” e di una filiale “attenzionata” nell’ambito di indagini sulla ’ndrangheta. Il giornalista ha inoltre raccontato di aver incontrato Alfieri con telecamera nascosta dopo alcuni tentativi falliti di ottenere un’intervista ufficiale. “Mi sono trovato davanti a una persona che mi ha detto una sequela di ‘non ricordo’ – ha dichiarato –. Alcuni mi sono sembrati poco convincenti”. Alfieri ha replicato definendo quell’incontro “un assalto” all’interno della banca: “Non sapevo neanche che mi stesse registrando”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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