In occasione della Giornata mondiale della fibromialgia (che ricorre oggi, 12 maggio), abbiamo parlato con Laura Storri, direttrice di Reumatologia dell’Ospedale San Donato di Arezzo, che è intervenuta in diretta a “Buongiorno Siena”, per chiarire caratteristiche, criticità diagnostiche e strumenti di gestione di una condizione che interessa milioni di persone.
Che cos’è e quanto è diffusa
«La sindrome fibromialgica colpisce il 2-3% della popolazione ed è caratterizzata da un dolore cronico diffuso muscolo-scheletrico, a cui si associano altri sintomi: malessere, stanchezza, astenia, disturbi del sonno e affaticamento. Possono comparire anche disturbi d’ansia e depressione».
Storri sottolinea come il quadro clinico sia ampio e impattante sulla vita quotidiana. Il picco di incidenza si registra tra i 30 e i 55 anni e interessa prevalentemente il sesso femminile, pur potendo riguardare tutte le età.
Perché è così difficile individuarla
«La fibromialgia non è una malattia infiammatoria: rientra nei reumatismi extra-articolari. Il paziente sta male, ha dolori diffusi e i cosiddetti tender point obiettivabili alla visita, ma esami di laboratorio e strumentali risultano spesso negativi. Per questo in passato è stata etichettata, erroneamente, come “immaginaria”».
La specialista insiste sulla necessità di superare lo stigma: l’assenza di marcatori non equivale all’assenza di malattia, e la valutazione clinica resta centrale.
I segnali da non sottovalutare e il ruolo del medico di famiglia
«Un campanello d’allarme è la presenza di dolori diffusi che persistono per più di tre mesi, associati a esami negativi per infiammazione. In questi casi il medico di medicina generale può indirizzare il paziente verso lo specialista appropriato».
Cura e presa in carico: la chiave è il lavoro d’équipe
«Oggi il paziente fibromialgico va seguito con un approccio multidisciplinare: oltre al reumatologo sono importanti lo psicologo, il fisioterapista e, come terapie complementari di supporto, anche figure come l’omeopata o l’agopuntore».
L’obiettivo è combinare competenze diverse per affrontare dolore, sonno, tono dell’umore e capacità funzionale, integrando, quando indicato, i trattamenti farmacologici.
Stile di vita, sonno e movimento
«Non esistono misure preventive certe, ma un corretto stile di vita con attività fisica regolare e una buona igiene del sonno può aiutare a controllare meglio la malattia».
Secondo Storri, il movimento è un tassello strutturale del percorso terapeutico, purché non sia lasciato all’improvvisazione.
Attività fisica “adattata”: il percorso con il fisioterapista
«La fibromialgia risente molto dell’attività fisica adattata. Parliamo di programmi personalizzati di ginnastica e riabilitazione, costruiti insieme al fisioterapista e calibrati sui sintomi del singolo paziente. Questo lavoro, accanto agli altri approcci, può fare la differenza».
Il messaggio finale
«Il dolore del paziente fibromialgico è reale e merita ascolto e cure: diagnosi clinica, team multidisciplinare e attività fisica adattata sono i cardini per restituire qualità di vita».