Emanuele Montomoli, professore ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’Università di Siena, fa il punto sull’Hantavirus dopo i casi emersi su una nave da crociera e le conseguenti misure precauzionali. Con lui abbiamo ricostruito i fatti, confrontato lo scenario con il Covid, ragionato su informazione e allarmismi.
Cosa è successo e perché la quarantena
Il quadro iniziale è chiaro: alcuni casi si sono verificati in un ambiente chiuso e affollato come una nave da crociera. I contatti stretti sono stati messi in osservazione, secondo i protocolli.
“Ci sono stati alcuni casi in un contesto di vicinanza prolungata. Le persone a contatto con i positivi sono state precauzionalmente messe in quarantena per verificare che non sviluppino sintomi”.
Elemento decisivo per valutare il rischio: la trasmissione, ad oggi, avverrebbe soltanto durante la fase sintomatica.
“Questo virus ha dimostrato di trasmettersi solo durante i sintomi, non nel periodo di incubazione. È un fattore che ci tranquillizza, fermo restando il monitoraggio dei contatti”.
Nessun parallelismo con il Covid
Montomoli esclude paragoni con la pandemia del 2020: diversa la dinamica del contagio e la facilità di diffusione.
“Nessun paragone. Il Covid era altamente trasmissibile, anche da asintomatici e in incubazione. Qui il passaggio da uomo a uomo non è facile: serve contatto molto ravvicinato e prolungato. Il contagio appare più complicato”.
Il messaggio alla popolazione è chiaro: attenzione sì, allarme no.
“Non c’è motivo di preoccuparsi. Va solo tenuto sotto osservazione chi è stato a contatto con i malati, per un periodo adeguato”.
Incubazione lunga: perché sei settimane
L’aggiornamento ufficiale parla di quarantena di sei settimane e rischio basso. La ragione sta nella durata dell’incubazione.
“L’incubazione può arrivare a 42 giorni. È per questo che due italiani sono in isolamento: è una misura di tutela. Rilasciarli prima, se uno fosse infetto, potrebbe innescare casi secondari e rendere la gestione più complessa”.
Allarmismi, “tuttologi” e incertezza scientifica
Tra chi teme uno scenario fuori controllo e chi parla di complotti, Montomoli invita al realismo: si lavora con i dati, sapendo che i microrganismi possono mutare e le condizioni cambiare.
“Vi dico ciò che sappiamo oggi. Fare previsioni esatte è difficile anche per virus noti come l’influenza, figuriamoci per questo. Capisco chi è segnato dall’esperienza Covid: furono prese misure necessarie, con anche errori in buona fede. Ma qui lo scenario è diverso”.
Sulla disinformazione, la linea è ferma ma dialogante.
“Trovo inappropriato l’atteggiamento di alcuni complottisti. Rispetto le opinioni, ma io mi attengo alle evidenze”.
Cosa abbiamo imparato dal Covid
Una lezione resta: oggi diagnostichiamo di più e meglio. Significa intercettare più spesso virus e batteri, senza che questo implichi automaticamente nuove pandemie.
“Sentiremo parlare ancora di virus o batteri, perché la diagnostica è più precisa. Non è detto però che si creino pandemie o grandi focolai. L’auspicio è che resti tutto circoscritto a pochi casi, come sembra ora”.