Siena, Patrizio Cingottini racconta quarant’anni di calcio vissuti "senza scarpini"

Dalla passione nata per strada fino agli anni indimenticabili della Serie A: il fisioterapista e massaggiatore presenta il suo nuovo libro autobiografico

Di Simona Sassetti | 6 Giugno 2026 alle 19:00

Quarant’anni accanto al calcio. Non da calciatore, non sempre con gli scarpini ai piedi, ma con la stessa passione di chi il campo lo ha vissuto ogni giorno, da vicino, respirandone attese, fatiche, gioie, delusioni e silenzi di spogliatoio. Patrizio Cingottini racconta questo lungo viaggio nel libro “40 anni di calcio senza scarpini”, un’opera autobiografica che attraversa una vita professionale e umana legata profondamente al mondo del pallone.

Fisioterapista e massaggiatore, volto conosciutissimo del calcio senese, Cingottini ha accompagnato generazioni di calciatori e società: dagli anni nel Siena al periodo d’oro della Serie B e della Serie A, fino alle esperienze successive, tra cui il Poggibonsi, e l’attuale percorso con l’ASD Valentino Mazzola 1949, dove ricopre il ruolo di fisioterapista e massaggiatore per prima squadra e Juniores.

Un libro nato da quarant’anni di campo

Il volume nasce come naturale prosecuzione del primo libro pubblicato nel 2018, “Parlando con le mani”, nel quale Cingottini aveva ripercorso il proprio cammino personale, tra aneddoti, ricordi e consigli rivolti ai più giovani. Questa volta, però, il cuore del racconto è il calcio: le squadre, gli spogliatoi, i ritiri, i presidenti, i dirigenti, gli allenatori, i medici e i giocatori incontrati lungo un percorso durato quarant’anni.

“Questo è il secondo libro – racconta Cingottini –. Nel 2018 avevo scritto il primo, un libro autobiografico sul mio percorso di vita, con aneddoti vari e qualche consiglio per i giovani. Siccome quest’anno ho compiuto quarant’anni della mia professione nel calcio, volevo trovare un modo per raccontare tutti gli anni trascorsi con le squadre, anno per anno. Questo è un libro più storico”.

Un libro, dunque, che non è soltanto memoria personale, ma anche testimonianza sportiva. Un racconto che attraversa stagioni, società, volti e cambiamenti, restituendo il calcio da un punto di vista particolare: quello di chi non cerca la scena, ma ne conosce ogni angolo.

Il significato di “senza scarpini”

Il titolo, “senza scarpini”, racchiude con semplicità il senso di una vita trascorsa nel calcio da una prospettiva speciale: non quella del giocatore protagonista in campo, ma di chi è sempre stato lì, accanto agli atleti, pronto a sostenere, curare, ascoltare, accompagnare.

“Il sottotitolo “senza scarpini” me lo ha consigliato una persona – spiega – perché io praticamente non giocavo. Però la passione era tanta. Poi nel libro confesso anche una piccola bugia: qualche volta gli scarpini li ho portati davvero, perché ho giocato a livello dilettantistico”.

Una frase che diventa quasi una dichiarazione d’amore per il calcio. Perché si può vivere questo sport anche senza essere al centro del campo, senza segnare gol. Si può viverlo con le mani, con la cura, con la presenza quotidiana, con quella fiducia silenziosa che nasce tra chi lavora dietro le quinte e chi ogni domenica scende in campo.

Dal calcio di strada allo stadio

La passione di Cingottini nasce lontano dai riflettori, in un calcio diverso da quello di oggi. Nasce per strada, tra amici, nei campi improvvisati, negli oratori, quando bastava un pallone per trasformare un pomeriggio qualunque in una partita infinita.

“Quelli della mia età giocavano per strada – ricorda –. Non c’erano tante attività come oggi. Si giocava con gli amici, non c’erano procuratori, non c’era nessuno, i genitori non venivano a controllarci. Era un altro modo di vivere il calcio”.

Era il calcio della semplicità, della socialità, delle porte fatte con due giacche, delle partite che finivano solo quando faceva buio. Un calcio che ha formato generazioni di ragazzi prima ancora che di atleti.

L’inizio al Siena e il lavoro da infermiere

Il suo ingresso nel calcio organizzato arriva quasi per caso. Negli anni Ottanta Cingottini lavora come infermiere all’ospedale Santa Maria della Scala di Siena. A metà di quel decennio gli viene chiesto di prestare assistenza infermieristica nel settore giovanile del Siena. Accetta. E da quella scelta, nata nei ritagli di tempo dal lavoro in ospedale, comincia una storia destinata a durare una vita.

“Io ero infermiere all’ospedale – racconta – e a metà degli anni Ottanta mi chiesero se potevo e volevo andare a fare assistenza infermieristica nel settore giovanile del Siena. Accettai e, nei tempi liberi dall’ospedale, andavo allo stadio. Poi il calcio, se lo vivi dentro una società, ti prende”.

Da quel momento il legame con il campo diventa sempre più forte. Cingottini studia, si forma, si diploma, si mette in gioco. Dopo la pensione dall’ospedale decide di proseguire da professionista nel mondo sportivo, trasformando una passione nata quasi per scherzo in un mestiere fatto di responsabilità, sacrificio e dedizione quotidiana.

“C’erano delle regole per andare in campo – sottolinea – e allora mi sono rimesso sotto a studiare, mi sono diplomato. Poi, dopo la pensione dall’ospedale, mi sono messo per conto mio. Fortunatamente è andato tutto bene, anzi meravigliosamente”.

Gli anni d’oro dell’Ac Siena

Tra le pagine del libro scorrono quarant’anni di calcio vissuto dall’interno. Non solo partite, risultati e campionati, ma soprattutto relazioni, viaggi, ritiri, confidenze, momenti belli e momenti difficili.

Il capitolo più emozionante resta quello legato agli anni d’oro dell’Ac Siena, dalla Serie B fino alla Serie A. Un’esperienza straordinaria per un professionista, ma ancora più speciale per un uomo nato a Siena, cresciuto con quei colori e capace di vivere da dentro una stagione irripetibile per la città.

“Per uno di Siena – dice Cingottini – avere la fortuna di vivere la Serie A con il Siena è una cosa splendida”. In quelle parole c’è tutto: l’orgoglio, la gratitudine, il senso di appartenenza. Perché per chi è nato e cresciuto a Siena, vedere la propria squadra arrivare nel grande calcio non è soltanto un risultato sportivo. È un pezzo di storia cittadina.

Poggibonsi, Mazzola e una passione che continua

Dopo la lunga esperienza bianconera, il percorso di Cingottini è proseguito in altre realtà del calcio toscano. Tra queste anche il Poggibonsi, oltre ad altre esperienze che gli hanno permesso di continuare a mettere professionalità e passione al servizio delle squadre. Oggi il suo cammino continua con l’ASD Valentino Mazzola 1949. Un nuovo capitolo di una storia che non si è mai interrotta, perché il calcio, per Cingottini, non è stato soltanto un lavoro: è stato e continua a essere un modo di stare al mondo.

Lo sport come scuola di vita

“40 anni di calcio senza scarpini” non è solo il diario di una carriera. È anche una riflessione sul significato più autentico dello sport. Per Cingottini il calcio non è solo tecnica, risultato o classifica. È scuola di vita, luogo di incontro, spazio educativo.

Nelle prime pagine del volume l’autore riassume la propria idea di sport in quattro parole semplici e potenti: socializzazione, persone, organizzazione, rispetto. Un messaggio rivolto soprattutto ai giovani, perché il calcio, prima ancora di formare atleti, può aiutare a formare persone. “Lo sport – scrive Cingottini – insegna a stare insieme e a interagire qualunque sia l’etnia e la religione. È un meraviglioso passatempo che, portato avanti insieme allo studio, aiuta la crescita del bambino e della bambina”. È forse qui che il libro trova il suo significato più profondo. Non soltanto nel racconto di ciò che è stato, ma nel messaggio che consegna a chi verrà dopo: vivere lo sport con serietà, rispetto, passione e umanità.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



Articoli correlati