Caso CAS Abbadia San Salvatore, il sindaco frena: "150 persone in un solo hotel, questa non è accoglienza e integrazione"

Il sindaco di Abbadia San Salvatore chiede un incontro al prefetto: "Non aumenterebbero le presenze, ma concentrare 150 persone in un unico edificio è un problema. Il nostro territorio ha già fatto la sua parte"

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“Siamo dalla parte dell’accoglienza, ma l’accoglienza deve essere accompagnata da percorsi di integrazione”. È questo il messaggio che il sindaco di Abbadia San Salvatore, Niccolò Volpini, affida alla discussione sul futuro dei Centri di accoglienza straordinaria (CAS) del territorio e sull’ipotesi di trasferire i circa 150 richiedenti asilo attualmente ospitati negli hotel Milano e Gambrinus all’interno del solo Hotel Adriana.

Una precisazione, quella del primo cittadino, è fondamentale: il progetto non comporterebbe un aumento del numero complessivo dei richiedenti asilo presenti ad Abbadia, ma una riorganizzazione delle strutture, con la chiusura degli attuali due CAS e l’apertura di un’unica nuova struttura. È proprio questa concentrazione, tuttavia, a preoccupare l’amministrazione.
“Non c’è un aumento degli ospiti, però c’è tanto altro di cui vorrei parlare con il prefetto di Siena – spiega Volpini –. Sono attività delicate che impattano sulla vita di tutti i giorni. Da sempre chiedo anche una riduzione del numero dei richiedenti asilo nel nostro territorio: non è un numero basso. Dopo Chianciano Terme siamo il secondo Comune con la percentuale più alta. Ad Abbadia ci sono circa 150 richiedenti asilo, a fronte di poco più di mille presenti nell’intera provincia: circa il 15% è concentrato nel nostro territorio“.

Il sindaco ha già inviato una richiesta di incontro al prefetto e ha avuto un confronto con i rappresentanti della società che gestisce i due CAS, ai quali ha illustrato la posizione dell’amministrazione. Al momento, però, non è ancora arrivata una risposta dalla Prefettura. Il nodo principale resta il modello di accoglienza. Per Volpini, concentrare 150 persone in un solo edificio, peraltro provenienti da oltre 15 etnie differenti, rischia di rendere più difficile proprio quel percorso di integrazione che dovrebbe essere l’obiettivo del sistema.
“Bisogna decidere se fare accoglienza con percorsi di inclusione oppure no. Mettere 150 persone dentro un unico edificio è un problema: ci sono abitudini, usanze, esperienze, culture e religioni diverse. È qualcosa di molto distante dal modello dell’accoglienza diffusa, che significa più CAS ma con meno persone in ciascuna struttura”.

Volpini respinge quindi qualsiasi interpretazione della sua posizione come contraria all’integrazione, richiamando anche l’esperienza maturata negli anni dalla comunità badenga.
“Siamo lontani anni luce da chi dice che non siamo a favore dell’integrazione. Siamo categoricamente a favore e dobbiamo fare uno sforzo perché sia ancora migliore e più forte. Ma l’integrazione deve essere diffusa. Oggi abbiamo l’Hotel Milano, con circa 50 posti letto, e il Gambrinus, con circa 100. Trasformare tutto in un’unica struttura da 150 posti significa andare nella direzione opposta”.

Una posizione che il sindaco definisce di buonsenso, condivisa anche dal Partito Democratico locale e da alcuni gruppi consiliari di opposizione. E che chiama in causa direttamente le istituzioni: “La paura che ho è che chi propone e prende le decisioni il Paese non lo viva”. Per Volpini, Abbadia San Salvatore ha già dato un contributo significativo all’accoglienza e adesso è necessario ripensarne la distribuzione, senza rinunciare ai principi di solidarietà e integrazione.

Lorenzo Agnelli

Giornalista pubblicista iscritto all'ordine dal 2020. Esperienza nel ruolo prima come corrispondente locale dalla Val d'Orcia e poi all’interno della redazione di Radio Siena Tv. Prendere parte alle discussioni e conoscere a fondo i fatti sono stati i fattori scatenanti della sua personale passione verso il giornalismo, concentrandosi principalmente sui fatti di cronaca che riguardano la collettività, come la politica e le sue incoerenze, materie da spiegare e rendere accessibili a tutti. Ama la città in cui lavora, Siena, e la sua terra, la Val d’Orcia, luogo capace di offrire bellezza paesaggistica ma anche umana, difficile da spiegare, ma che non si stanca mai di raccontare.



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