Sono trascorsi cinque anni senza Andrea Mari e ancora non sembra vero. Il 17 maggio 2021, in un pomeriggio assolato, a Bolgheri, sul celebre viale dei Cipressi, l’incidente che ha portato via Brio, lasciando un vuoto che ancora oggi pesa sulla Piazza e sulle Contrade.
Francesco Ricci, ex capitano della Contrada della Civetta, in diretta a “Buongiorno Siena” ricorda l’amico, ancora prima del fantino e un legame che non si dissolverà mai. Andrea Mari era un fuoriclasse del tufo, aveva la capacità di leggere in maniera millimetrica la corsa e di affrontarla con un coraggio lucido. Quello che successe nel Palio del 16 agosto 2014, vinto dalla Civetta appunto, con Brio su Occolè, quando Ricci era capitano.
“Andrea aveva fatto un capolavoro in un Palio difficilissimo, con un cavallo esordiente. Ha avuto la freddezza di attendere l’attimo, di chiudere il corno e poi impostare il San Martino in modo eccezionale”.
Una qualità, quella dell’istinto tattico, che per Ricci resta senza veri eredi. “Era unico come persona e come approccio alla corsa. Individuava i ‘viottolini’, si infilava dove non sembrava possibile. Non è un luogo comune dire che il Palio non è più lo stesso. Andrea era una pedina che faceva la differenza: toglierla dal quadro ha cambiato tutto”.
Per Ricci, la mancanza è doppia: quella vissuta da chi gli stava vicino e quella, più ampia, avvertita dall’intera comunità paliesca. Il suo rapporto personale con Brio attraversa vent’anni di vita e va oltre i ruoli. “Andrea aveva la capacità di far sentire amici tutti quelli che conosceva. Ho avuto la fortuna di esserlo davvero: vent’anni di contatti quotidiani, di episodi non solo legati al Palio. Non riesco — e non voglio — separare l’amico dal fantino: con lui ho vinto due Palii, è qualcosa di indimenticabile (Ricci era mangino quando Brio tolse la cuffia al Castellare con Istriceddu dopo 30 anni, il 16 agosto 2009, ndr)”.
Cosa dire a chi in passato ha detto che il suo essere così ‘originale’ lo rendeva anche difficile da gestire? “Aveva un’anima sempre in movimento, una curiosità mostruosa, nella vita e nella professione ed era sempre alla ricerca di qualcosa di diverso. Non ho memoria di episodi che mi abbiano fatto perdere fiducia in lui. Forse era ‘inaffidabile’ con chi se lo meritava”.