I sindacati sulla cessione Mps: “Non accetteremo tagli al personale”

"Non è accettabile che a pagare il prezzo maggiore siano i dipendenti. Non possiamo accettare il tentativo di macelleria sociale"

Anche i sindacati di Banca Mps intervengono sulle novità riguardanti la possibilità della mancata cessione a Unicredit.

Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, commenta: “Vedremo se la trattativa è saltata o meno, così come vedremo se ci saranno sei mesi di proroga, rispetto al 31 dicembre 2021, per l’uscita dello Stato dal capitale di MPS, proroga che qualcuno dovrà ufficialmente chiedere e che l’Unione europea e la Bce dovranno accordare”.

“E vedremo pure – prosegue – se tutto questo bailamme è solo una prova di forza tra gli attori della partita e di questo negoziato. Comunque vada a finire, deve essere chiaro sin d’ora che non deve passare per la testa a nessuno neanche l’idea che il cerino possa restare in mano al sindacato. Non accetteremo tagli di personale se non attraverso prepensionamenti su base volontaria e deve essere chiaro che ci opporremo, con tutti i mezzi a nostra disposizione, a qualsiasi tentativo di macelleria sociale”.

“Se non andrà in porto l’operazione tra Unicredit e Mef sul Monte dei Paschi di Siena – dichiara il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani – bisogna tornare al piano industriale che prevede la ricapitalizzazione della banca da parte dello Stato”.

“In questi anni le lavoratrici e i lavoratori hanno tenuto in piedi Mps con i loro sacrifici, facendo fronte alla carenza di capitale e ai vincoli imposti dalla Commissione Europea – sottolinea il sindacalista. – I buoni risultati registrati dall’ultima semestrale, che saranno probabilmente confermati dai conti del terzo trimestre, si devono al loro grande impegno”, afferma Colombani. “È chiaro che per continuare a operare la banca va ripatrimonializzata e liberata dagli obblighi che in questi anni hanno finito per comprimere i ricavi e innescato un circolo vizioso con i tagli all’occupazione. È una logica dalla quale – conclude – bisogna uscire per assicurare un futuro alla banca”.