Importante studio di un gruppo internazionale con ricercatori dell’Università di Siena

45mila anni fa armi da caccia innovative offrirono all’uomo moderno un vantaggio competitivo nei confronti del Neandertal
I primi uomini moderni europei erano equipaggiati con armi da getto quali l’arco o il propulsore.

Un gruppo di ricerca italiano e giapponese ha identificato le prime prove dell’utilizzo in Europa, da parte dell’uomo moderno, di proiettili scagliati con armi da getto (propulsore o arco), risalenti a 45.000-40.000 anni fa. La ricerca, pubblicata su Nature Ecology & Evolution (titolo dell’articolo: The earliest evidence for mechanically delivered projectile weapons in Europe), retrodata di circa 20.000 anni la comparsa delle prime armi da getto nel continente europeo. Tecnologie come quelle del propulsore e dell’arco permettevano all’uomo moderno di ottenere maggiore successo nella caccia rispetto ai Neandertaliani.

Il team di ricerca include 17 scienziati italiani e giapponesi, coordinati dagli archeologi Katsuhiro Sano (Center for Northeast Asian Studies, Tohoku University) e Adriana Moroni (Department of Environment, Earth and Physical Sciences, University of Siena), e dal paleoantropologo Stefano Benazzi (Department of Cultural Heritage, University of Bologna), che hanno operato d’intesa con la Soprintendenza ABAP per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Lo studio ha riguardato 146 pezzi a dorso arcuato, le cosiddette SEMILUNE, rinvenuti alla Grotta del Cavallo (Nardò, Lecce), in livelli attribuiti all’Uluzziano, la prima cultura dell’uomo moderno in Europa.  “Pezzi simili sono presenti, fra 60mila e 50mila anni fa, in Sudafrica e in Africa orientale, sebbene non si conosca ad oggi alcuna evidenza archeologica che indichi un tragitto dall’Africa all’Europa. Per meglio comprendere le differenze tra l’Uluzziano e le precedenti tradizioni litiche, nonché il significato della comparsa di questa nuova cultura in Europa, è stato determinante identificare la funzione delle semilune”, sostiene Adriana Moroni.

Questi pezzi sono stati analizzati a livello macroscopico e microscopico con un microscopio digitale Hirox e i risultati sono stati comparati con le tracce d’uso ottenute sperimentalmente. Grazie a queste analisi sulle semilune sono state identificate fratture ed altre microscopiche tracce da impatto, diagnostiche di un uso di questi oggetti in armi da caccia. “Le fratture da impatto sono simili a quelle ottenute su campioni sperimentali immanicati su un’asta lignea e scagliati con un propulsore o un arco, ma differiscono in modo significativo da quelle osservate su campioni utilizzati su lance o giavellotti lanciati a mano”, dice Katsuhiro Sano. “Gli uomini moderni che migrarono in Europa erano equipaggiati con armi quali il propulsore o l’arco e le frecce, la cui più alta energia d’impatto offriva nella caccia, e quindi a livello di sussistenza, un vantaggio sui Neandertaliani”, conclude Sano.

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