Mediterraneo contaminato da plastica, lo dice uno studio dell’Università di Siena

A tracciare il quadro è Maria Cristina Fossi dell’Università di Siena

Il Mediterraneo si conferma come uno dei mari con il più alto tasso di contaminazione da plastica. A tracciare il quadro è Maria Cristina Fossi dell’Università di Siena, direttore scientifico del Laboratorio Biormarker e docente di ecotossicologia, che in occasione dell’unico evento italiano nell’ambito della conferenza mondiale degli Oceani a New York, che si concluderà oggi con una plenaria, ha spiegato che nello stomaco di tonni del Mediterraneo sono stati ritrovati “fino a 5 kg di frammenti plastici”. Il mar Mediterraneo, dunque, rischia di diventare una distesa di plastica e rifiuti galleggianti: “gli elementi scientifici ci sono, bisogna agire”, commenta Maria Cristina Fossi. L’Italia, con la legge del 2011 che ha messo al bando i sacchetti di plastica, è stato il primo Paese in Europa ad affrontare realmente il problema. I risultati raggiunti da questo bando, sottolinea Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, “sono molto importanti: in cinque anni abbiamo assistito alla riduzione del 55% del polietilene utilizzato per produrre sacchi asporto merci. E stiamo utilizzando i sacchi compostabili per incrementare la raccolta differenziata”. Un esempio virtuoso, quello della messa al bando dei sacchetti di plastica non compostabili, che Legambiente suggerisce di estendere entro il 2020 in tutti gli Stati del Mediterraneo e non.

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