“MPS-Intesa: non si scriva l’epilogo della Banca Monte dei Paschi sulla pelle di dipendenti e territorio”. È un appello durissimo quello lanciato dalla FISAC CGIL Siena, che interviene nel dibattito sull’operazione tra i due istituti bancari, esprimendo profonda preoccupazione per le possibili conseguenze occupazionali, economiche e sociali. Nel mirino del sindacato finiscono le scelte degli azionisti, la posizione assunta dal presidente della Fondazione MPS e soprattutto il ruolo della politica nazionale, chiamata ad assumersi le proprie responsabilità.
“La Banca Monte dei Paschi di Siena è il cuore economico del nostro territorio e una delle infrastrutture essenziali del Paese”, ricorda la segreteria provinciale del sindacato, sottolineando come il risanamento dell’istituto sia stato possibile grazie all’intervento pubblico del 2017 e agli anni di sacrifici affrontati dai dipendenti.
“Quei sacrifici non possono essere dimenticati”, avverte la FISAC, denunciando il rischio che il patrimonio ricostruito venga oggi sacrificato a logiche esclusivamente finanziarie. Uno scenario che, secondo il sindacato, rappresenterebbe l’ennesima applicazione del principio di “collettivizzare le perdite e privatizzare i guadagni”.
L’allarme occupazione: “A rischio migliaia di posti di lavoro”
È soprattutto sul futuro dei lavoratori che si concentra la preoccupazione della FISAC CGIL. Il sindacato teme che l’operazione possa tradursi in una riduzione della presenza bancaria sul territorio, nella perdita dei centri decisionali e in una progressiva trasformazione delle condizioni di lavoro.
Tra i rischi denunciati figurano la precarizzazione dei rapporti di lavoro, l’aumento dei contratti ibridi legati alle provvigioni, l’indebolimento del contratto collettivo nazionale e possibili trasferimenti territoriali con pesanti ripercussioni sulle famiglie.
“I posti di lavoro a rischio sono migliaia, nel settore e nell’indotto, e noi non siamo disposti a sottacere i rischi reali che l’operazione porta con sé”, afferma il sindacato, contestando le rassicurazioni secondo cui nel settore bancario nessuna occupazione sarebbe realmente minacciata.
La preoccupazione riguarda anche le conseguenze per cittadini e imprese. Secondo la FISAC, un’ulteriore concentrazione del sistema bancario potrebbe determinare la chiusura di filiali, la riduzione dei servizi e una contrazione del credito, aggravando le difficoltà di un territorio già segnato da una profonda crisi economica e produttiva.
L’attacco alla Fondazione MPS: “Una scelta sbagliata nel merito e nel metodo”
Particolarmente duro il passaggio dedicato alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e alla posizione del suo presidente, Riccardo Coppini, favorevole a proporre l’adesione all’OPAS.
Il sindacato parla di “oscene dichiarazioni del Presidente della Fondazione MPS, che ci aspettiamo vengano respinte in Deputazione”.
Una presa di posizione giudicata “sbagliata nel merito e nel metodo”, soprattutto perché arrivata senza un confronto preventivo con la città.
La FISAC contesta il comportamento di un ente i cui organi sono nominati in larga parte dalla politica e che, dopo mesi di silenzio, avrebbe scelto di allinearsi all’operazione proprio quando gli equilibri sembrano ormai definiti.
Una decisione che, secondo il sindacato, pesa ben oltre il valore della partecipazione azionaria della Fondazione, per il significato storico e identitario che l’ente continua a rappresentare per Siena.
La critica è netta: la Fondazione avrebbe agito “con la prudenza di chi sale sul carro giusto invece del coraggio di chi sta dalla parte del territorio che dovrebbe rappresentare”.
L’appello al Governo: “A cosa sono serviti i miliardi di denaro pubblico?”
Il sindacato chiama direttamente in causa anche il Governo, ricordando le risorse pubbliche impiegate per salvare e rilanciare Monte dei Paschi.
“La politica che governa il Paese deve svegliarsi”, è l’esortazione della FISAC, che chiede di chiarire quale sia oggi la strategia per il futuro dell’istituto.
“A cosa sono serviti i miliardi di denaro pubblico? A risanare una banca e metterla a supporto dell’economia reale, o a creare le condizioni per spartire quella ricchezza a favore di colossi della finanza che difficilmente avranno interesse a mantenere la rete delle filiali, lo stesso livello di servizi bancari di base e l’erogazione del credito?”
Per il sindacato, la questione va ben oltre il destino di una singola banca e investe il futuro dell’intero sistema creditizio italiano.
Al centro delle richieste ci sono un progetto industriale chiaro, garanzie occupazionali concrete, la tutela delle professionalità e il mantenimento dei centri decisionali sul territorio senese.
“Una banca non è un pacchetto azionario e chi ci lavora non è una voce da cedere”, ribadisce la FISAC CGIL Siena, rivendicando il valore sociale ed economico di Rocca Salimbeni e il legame storico dell’istituto con la città.
Il messaggio conclusivo è rivolto tanto alle aziende coinvolte nell’operazione quanto all’esecutivo: occorre chiarire subito quali siano le reali disponibilità per proteggere lavoratori, famiglie e sistema del credito.
“Sarà nel contenuto di quelle pagine che giudicheremo tutti coloro che oggi sono in condizione di assumersi le proprie responsabilità”, conclude la segreteria provinciale.