Primo ospite della nuova stagione del programma di Siena Tv “Tutta colpa del Palio” (rivedi la puntata) è stato l’ex fantino Massimo Coghe, detto Massimino. Nello studio di Veronica Costa il fantino ha raccontato la fine della sua carriera in Piazza del Campo.
“Il sistema di Bruschelli, secondo me, era molto simile a quello di Tittia. Questo è anche un po’ più raffinato, più subdolo, più furbo, ma era altrettanto efficace anche quello. All’epoca è riuscito in qualche modo a isolarmi, limitando i miei rapporti con le Contrade. È una ferita legata a un capitano, all’attuale capitano della Civetta. All’epoca mi avevano cercato quelli del Leocorno, che avrebbero voluto montarmi sui primi cavalli. Mi confidai con Gigi, con il quale ero molto amico e che frequentavo spesso. Mi ero avvicinato al Leocorno e una sera ero andato a cena con loro. Era prima di Natale, quindi molto lontano dal periodo del Palio, e avevamo stabilito di risentirci per l’anno successivo. Quando mi confidai con Gigi, lui mi disse di aspettare e di tenere caldi anche quelli della Civetta. Poco dopo, infatti, il capitano venne a cercarmi. Andavo spesso a cena anche con lui, ma non volevo tenere i piedi su due staffe: per me non era la cosa giusta da fare. Così avevo lasciato cadere il discorso con il Leocorno, cercando di farlo in maniera abbastanza elegante. La mattina dopo le prove di notte, il capitano della Civetta venne a casa mia con tutta la dirigenza, compresa la stalla e il veterinario. Per me significava che la cosa era fatta e che avrei montato nella Civetta. Il cavallo che avrei voluto montare in quel Palio era Zodiach e andò proprio alla Civetta, ma fu montato da quello che allora era il promesso sposo della figliastra di Gigi. Io rimasi a piedi, senza nemmeno una telefonata. Continuai a telefonare senza ricevere risposta. Soltanto a mezzanotte, la sera della prova generale, il capitano mi rispose all’ultima chiamata. Gli chiesi una cosa sola: volevo sapere perché mi avesse fatto quello. Lui mi rispose: «Massimo, te sai benissimo, il Palio è fatto anche di queste cose».
Quell’episodio ha avuto un’influenza importante sul mio futuro. Da quel momento mi sono talmente disgustato di tutta la situazione che non me ne importava più niente. Tutto quello che facevo lo facevo per me e per la mia famiglia. Continuai a montare anche negli altri Palii in provincia, dove non ho sbagliato, ho perso poco. In quel momento, praticamente, ero un vincente. Il mio rammarico è che la città non mi abbia capito. È lì che avrei potuto dare il meglio di me”.
Tra i momenti più difficili per il fantino il Palio del 1989 nella Contrada dell’Oca, una carriera che ancora oggi resta una tappa fondamentale del suo percorso.
“Il mondo mi è crollato addosso nel momento in cui sono uscito dall’Entrone e il cavallo mi ha puntato verso il Chiasso Largo. Non era il Benito che conoscevo. Quel Palio stavo pochissimo alla stalla, così ha cominciato a insinuarsi nella mia testa il pensiero che mi nascondessero qualcosa. Questo non vuole giustificare la sconfitta, ma avevo questo pensiero fisso. Io sono rimasto con quei due cavalli scossi per tre giri e, molto probabilmente, non sono stato all’altezza della situazione.
È questa la cosa che mi ha creato più problemi in tutta la mia carriera. Dopo quel Palio ho sempre corso con una nemica: l’Oca. Da quel momento in poi, il legame si è definitivamente spezzato. Per le prossime tre generazioni della mia famiglia, ci saranno fantini che non ne subiranno le conseguenze. Le paga anche mio figlio. Posso aver sbagliato, ma non ho venduto quel Palio. Eppure, sono stato accusato anche di questo”.