Pasticcio scuola delle Scotte: già trasferite le maestre della scuola d'infanzia

Di Redazione | 23 Aprile 2016 alle 16:20

Pasticcio scuola delle Scotte: già trasferite le maestre della scuola d'infanzia

Nella scuola delle Scotte restano solo primaria e secondaria. Per i più piccoli solo accoglienza

“Non è vero che la scuola delle Scotte non chiude. Non chiude la scuola primaria e non chiude la scuola media, ma chiuderà la scuola d’infanzia, quella per bambini che hanno dai 3 ai 5 anni, che in un anno sono oltre 500″.

A tornare sulla problematica della scuola delle Scotte sono le due maestre della scuola d’infanzia, una scuola statale a tutti gli effetti.

Il 15 aprile è arrivata alle insegnanti la notifica della loro posizione di perdenti posto. La scuola d’infanzia è stata reinserita con il suo codice nell’elenco delle scuole ma non avrà insegnanti in organico. Le due maestre, che sono di ruolo, sono state trasferite in altre sedi “peraltro più comode perchè più vicine alla nostra zona di residenza. Ma ci teniamo a fare chiarezza in nome di una funzione che riteniamo importante per i bambini già provati dall’ospedalizzazione”.

Ecco cosa accadrà: “i bambini della scuola d’infanzia saranno affidati alle insegnanti della primaria o secondaria, andando a creare problemi per la didattica dei più grandi. Quindi avere 3 o 10 anni sarà la stessa cosa. Questo perchè si ritiene che la scuola d’infanzia non faccia didattica ma solo intrattenimento e accoglimento”.

Da ricordare che la maggior parte dei bambini che usufruiscono della scuola d’infanzia provengono da reparti come oncologia e neuropsichiatria, con problematiche difficili da affrontare da insegnanti, quelli delle ‘elementari’ e delle ‘medie’ che già devono portare avanti un percorso didattico con un bacino di circa 700 bambini all’anno.

“Riteniamo che ai bambini lungodegenti di oncologia sia necessario garantire il diritto allo studio – spiegano le maestre – e il sovraccarico di lavoro per gli insegnanti non potrà che avere ripercussioni sulla didattica”.

“Tutto questo – concludono – non è un pasticcio ma una vergogna”.



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