Al via il processo in appello sul “buco” dell’Università di Siena

Impugnate le sentenze di primo grado per alcuni dei soggetti finiti a processo, assolti dall'accusa di falso in atto pubblico. Al centro, la clamorosa voragine da 200 milioni di euro nei conti dell'ateneo

Al via il processo d’appello sul caso del maxi “buco” dell’Università di Siena, una delle inchieste più controverse e rumorose fra quelle che hanno sconvolto negli ultimi anni la città di Siena. Oggi alla corte di Appello di Firenze si è tenuta la prima udienza, nel corso del quale è stato disposto il rinvio a gennaio 2021, per il legittimo impedimento di uno degli imputati.
Dopo l’assoluzione dal reato di falso in atto pubblico dei 12 imputati in primo grado, giunta nel luglio 2016, si tornerà dunque ad analizzare una vicenda che vedeva al centro una voragine di bilancio dell’Università senese da oltre 200 milioni di euro, scoperta grazie a un’indagine record durata oltre 3 anni e 7 mesi, periodo durante il quale sono state ascoltate centinaia di persone informate dei fatti. Dopo una lunga istruttoria dibattimentale, il tribunale di Siena – riconoscendo come false le principali accuse mosse da alcuni testimoni chiave – ha decretato l’innocenza di tutti i soggetti a giudizio, alcuni dei quali a vario titolo accusati anche di truffa, peculato e falsità ideologica. Le uniche condanne sono state comminate all’ex rettore Silvano Focardi, 6 mesi per il reato di abuso d’ufficio legato alla sottoscrizione in favore di Miccolis (condannato invece a 7 mesi per abuso e peculato) di un contratto integrativo da oltre 25mila euro.
La Procura ha impugnato le sentenze di primo grado di alcuni dei soggetti adesso presenti in Appello, tra cui gli ex rettori Focardi e Piero Tosi (difeso dall’avvocato Enrico De Martino), gli ex revisori dei conti Brundu, Martinelli, Noli e Pianigiani, gli ex direttori amministrativi Loriano Bigi (assistito dall’avvocato Fabio Pisillo) Antonio Caronna e Emilio Miccolis.
Il processo sul “buco di bilancio” dell’Universitá riguardava anche una vicenda ancillare, quella del affidamento del bar dell ex manicomio: tale vicenda vedeva coinvolti Davide Chiti , Stefania Viviani, Paola Viviani e Monica Barblan, tutti assistiti dall’avvocato Fabio Pisillo, e tutti assolti dal Tribunale di Siena; per essi la Procura della Repubblica non ha appellato tale sentenza di assoluzione, per cui la loro vicenda processuale non potrà essere in alcun modo riaperta in senso ad essi sfavorevole.
David Chiti, in particolare, venne assolto con formula piena dal reato di falso, mentre venne dichiarata la prescrizione per il reato di abuso d’ufficio. Chiti, sempre assistito dall’avvocato Pisillo, ha appellato tale parte della sentenza per ottenere anche al riguardo l’assoluzione con formula piena.

C.C