Punto nascita Nottola, la Regione Toscana non si arrende: "Non può essere considerato come gli altri ospedali"

L'assessora Monni e i sindaci della Valdichiana chiedono al Governo di rivedere i parametri di sicurezza per evitare la desertificazione dei servizi nelle aree interne

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La partita sul futuro del punto nascita di Nottola resta aperta. A ribadirlo è l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni, oggi in visita all’ospedale di Montepulciano insieme ai sindaci della Valdichiana, alla direttrice Barbara Bianconi e ad altri dirigenti dell’Asl Tse. La Toscana non considera sufficiente la deroga di 12 mesi concessa dal Comitato Percorso Nascita Nazionale e punta a riaprire il confronto sul futuro del presidio.

“I punti nascita che rischiano la chiusura in questo momento sono proprio quelli della Toscana sud-est, cioè la parte più complessa del territorio toscano perché è molto estesa, rappresenta il 51% della superficie regionale ed è molto rarefatta in termini di abitanti”, ha spiegato Monni, riferendosi a Nottola, Campostaggia e Montevarchi.

La Regione non contesta il principio dei 500 parti come parametro di sicurezza, ma chiede che vengano considerate anche le caratteristiche del territorio. “Siamo consapevoli che la soglia dei 500 parti l’anno è una soglia di sicurezza per donne e bambini, ma questo è un territorio molto particolare: un numero ridotto di abitanti e un numero di nascite che scende ogni anno corrisponde a un’estensione territoriale che ha bisogno di essere valutata perché gli spostamenti sono lunghi e non sempre agevoli”.

E su Nottola Monni è netta: “Stiamo lavorando per modificare anche il parere del Comitato, stiamo facendo le nostre osservazioni perché non siamo d’accordo con le conclusioni che sono state raggiunte. Le distanze sono importanti e questo non è un ospedale che può essere considerato come nessun altro ospedale in Toscana, ha caratteristiche davvero particolari”.

La Regione tornerà a confrontarsi con il Governo anche nei prossimi mesi. “Tra ottobre e novembre ci confronteremo con il tavolo adempimenti e porteremo forte l’istanza di questo territorio, dei suoi sindaci e delle sue mamme”, ha annunciato l’assessora.

Sul tavolo c’è anche la proposta toscana provocatoria di abbassare la soglia dei 500 parti a 400. “Esiste il tema delle deroghe che nel tempo sono state assegnate sulla base delle particolarità che una struttura esprime e che un territorio esprime. Sempre devono essere garantite prioritariamente le condizioni di sicurezza alle donne e ai bambini, ma quando le condizioni di sicurezza ci sono bisogna anche non desertificare i territori e qui il rischio sarebbe questo”.

A difendere Nottola c’è anche il sindaco di Montepulciano Michele Angiolini: “È un importante presidio per un vasto territorio, non è solamente il reparto di un ospedale. Il punto nascita rappresenta un servizio che garantisce il futuro delle nostre famiglie, che garantisce il futuro dei nostri territori che sono considerate aree interne”.

Angiolini contesta in particolare la valutazione degli elementi territoriali: “Le distanze dei nostri comuni non sono state considerate. C’è massima attenzione da parte di tutte le amministrazioni comunali insieme alla Regione Toscana per garantire un servizio di fondamentale importanza per i nostri territori e per il futuro dei nostri territori”.

La direttrice dell’ospedale Barbara Bianconi guarda infine alla qualità del servizio e al lavoro del personale: “Solo i numeri ci stanno dando contro perché tutto il resto, tutti quelli che sono i percorsi di qualità e di sicurezza, sono a nostro favore”. Il punto nascita, aggiunge, sta crescendo nei numeri, ma raggiungere quota 500 resta un obiettivo difficile: “Con i numeri stiamo crescendo ma non so se riusciremo ad arrivare a quei 500 che sono necessari”.

La deroga di un anno diventa così il tempo a disposizione per cercare di cambiare le condizioni della partita e convincere il Governo a tenere conto delle peculiarità di Nottola e della Toscana sud-est.



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