Una Piazza del Campo gremita, attraversata da volti, bandiere e generazioni diverse, ha fatto da cornice alle celebrazioni del 25 Aprile a Siena. Donne, uomini, giovani e famiglie hanno partecipato numerosi alla cerimonia per la Festa della Liberazione, in un clima di raccoglimento ma anche di forte partecipazione civile, a ottantuno anni dalla fine del nazifascismo.
Sul palco delle autorità civili, militari e associazioni come la CGIL di Siena, accanto al Prefetto e al Sindaco, la presidente della Provincia Agnese Carletti ha pronunciato un intervento intenso e articolato, che ha legato il significato storico della Resistenza alle sfide contemporanee. “Non è mai un atto puramente formale – ha sottolineato –. Oggi celebriamo ottantuno anni di libertà che ci chiedono con urgenza cosa stiamo facendo della nostra democrazia”.

Un richiamo diretto alla necessità di non considerare la pace come un dato acquisito, in un contesto internazionale segnato da conflitti e crisi umanitarie. “La Resistenza – ha ricordato – non fu solo una lotta di liberazione nazionale, ma la scelta morale di opporre il diritto alla forza e la dignità all’oppressione”.
Il discorso ha posto al centro anche il valore dell’antifascismo, definito non come memoria rituale, ma come impegno quotidiano. “Non è un reperto archeologico da rispolverare una volta all’anno, ma il terreno comune su cui abbiamo costruito la convivenza del Paese”, ha affermato Carletti, invitando i cittadini a riconoscere nei diritti, nella sanità pubblica e nell’istruzione inclusiva i pilastri di una democrazia viva.
Particolarmente significativo il richiamo all’80° anniversario del suffragio universale, che completa idealmente il percorso della Liberazione. La presidente ha ricordato il ruolo decisivo delle donne nella Resistenza e nella nascita della Repubblica, evocando l’immagine simbolica del “voto senza rossetto” nel 1946. “Non fu un gesto estetico, ma una rivendicazione di dignità: dopo anni di silenzi, le donne si riappropriavano della propria voce”.

Una memoria che si proietta nel presente, con le sfide ancora aperte sul fronte della parità di genere, del lavoro e delle opportunità. “La democrazia deve essere sostanza, non apparenza”, ha detto, sottolineando l’importanza di rimuovere gli ostacoli sociali come previsto dall’Articolo 3 della Costituzione.
Grande spazio è stato dedicato anche ai giovani, protagonisti delle iniziative promosse dalla Provincia, tra cui un contest nelle scuole per la realizzazione del manifesto ufficiale delle celebrazioni. Un percorso partecipato che, secondo Carletti, ha dimostrato come le nuove generazioni siano capaci di “riabitare i valori della Resistenza con i linguaggi del presente”.
Sul palco, accanto alle istituzioni, quattro giovani donne provenienti da contesti diversi – dall’Italia e dall’estero – hanno portato testimonianze legate ai diritti, alla pace e alla libertà. Un segno concreto di una Resistenza intesa come linguaggio universale, che supera i confini geografici e culturali.

Nel passaggio conclusivo, la presidente ha invitato i presenti a non considerare la libertà come un’eredità scontata: “Il 25 Aprile non è il giorno dei fiori sulle tombe, è il giorno dei semi nei solchi”. Un’esortazione a continuare a coltivare i valori democratici nella quotidianità, contro indifferenza e disuguaglianze.
La cerimonia si è chiusa tra gli applausi della piazza, con un messaggio chiaro e condiviso: la memoria della Resistenza resta un punto fermo, ma è soprattutto una responsabilità da rinnovare ogni giorno.