Le Sibille non sono mai state così incerte, così vive, così contemporanee. Nel progetto SIBYLS, l’artista americano Bill Armstrong attraversa uno dei capolavori assoluti del patrimonio artistico italiano — il pavimento del Duomo di Siena — per trasformarlo in un’esperienza visiva radicalmente nuova, dove la storia non si contempla, ma si mette in discussione.
Le figure profetiche che abitano il marmo rinascimentale perdono qui ogni stabilità: si dissolvono, si sdoppiano, vibrano. La loro immagine, sottratta alla nitidezza, diventa visione. Armstrong non fotografa il passato: lo destabilizza. Attraverso la sfocatura — cifra distintiva della sua ricerca — costruisce un linguaggio che nega la precisione documentaria per restituire invece l’ambiguità, l’oscillazione, il dubbio. Il risultato è un cortocircuito potente: la solidità della pietra dialoga con la fragilità dell’immagine fotografica, il segno inciso si confronta con il colore diffuso, la permanenza con l’instabilità. In questo spazio sospeso, le Sibille riemergono come presenze mobili, attraversate da una tensione continua tra apparizione e scomparsa.
Figure nate nel mondo antico come voci oracolari, reinterpretate nei secoli come annunciatrici di verità più alte, le Sibille trovano oggi una nuova dimensione: non più immagini da decifrare, ma enigmi da attraversare. La loro natura frammentaria e contraddittoria — già evidente nelle fonti classiche e nella loro rilettura cristiana — viene tradotta visivamente da Armstrong in una grammatica dell’indefinito.
«La particolarità delle Sibille senesi – sottolinea il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino – diversamente dalle michelangiolesche, è anche quella di riportare i testi dei loro vaticinî, pur riletti alla luce della fede cristiana: sono espressioni di elevazione e di contemplazione, di speranza e fiducia nel futuro, che non perdono certo oggi la loro attualità. Le più vive congratulazioni pertanto all’artista Bill Armostrong, che attraverso le sue opere contemporanee ci fa riscoprire significativi linguaggi del nostro passato. Un cordiale ringraziamento agli organizzatori della mostra, poiché mettere in dialogo la diversità non è scontato, ma porta sempre frutti di crescita umana e spirituale. A tutti l’auspicio della più famosa delle Sibille, la celebre “Cumana” citata da Virgilio: Nova progenies caelo demittitur alto, “una nuova stirpe scende dall’alto del cielo”. Sia la generazione della pace che viene dal Cristo, che accoglie ed esalta chi cerca il bene e la bellezza come via per giungere a Dio».
Il progetto, che mette in dialogo uno dei più celebri cicli decorativi del Rinascimento italiano con la fotografia contemporanea, si inserisce nel solco della ricerca dell’artista, già autore del ciclo Sistine Gestures nei Musei Vaticani, in dialogo con il Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti, e della celebre serie Infinity, in cui la sfocatura diventa strumento per interrogare i meccanismi della percezione.
In continuità con questo percorso, SIBYLS porta ancora più avanti la riflessione: non è più solo il corpo a dissolversi, ma la visione stessa. Le immagini non offrono risposte, ma aprono possibilità. Non fissano significati, li moltiplicano. Per Carlo Rossi, rettore dell’Opera della Metropolitana di Siena «al centro del progetto» ci sono «dieci figure femminili che hanno attraversato il desiderio di conoscenza e che, oggi, creano un ponte con la contemporaneità. Realizzate dai maggiori esponenti del Rinascimento senese negli anni Ottanta del Quattrocento – precisa il Rettore – le Sibille del pavimento del Duomo di Siena rappresentano un elemento fondamentale nella narrazione dell’intera opera scultorea».
Il pavimento del Duomo di Siena — definito da Giorgio Vasari “il più bello, grande e magnifico mai realizzato” — diventa così il terreno di un confronto inatteso tra passato e contemporaneità, in cui il patrimonio si rivela non come superficie stabile, ma come campo attivo di interpretazione.
Per Beppe Costa, presidente e amministratore delegato di Opera Laboratori «il lavoro di Bill Armstrong non si limita a reinterpretare il pavimento del Duomo di Siena, ma ne mette in discussione la percezione stessa. Attraverso la sfocatura, le Sibille tornano a essere figure instabili, sospese tra visione e mistero. È proprio in questa tensione che il patrimonio si riattiva, diventando esperienza contemporanea e non solo memoria».
«Se nel ciclo sistino – spiega Tommaso Casini, docente dell’Università Iulm – la dissoluzione investiva il corpo, qui si concentra sulla visione profetica: le Sibille si presentano come immagini in transito, attraversate da una tensione tra rivelazione e perdita. La sfocatura diventa così un dispositivo conoscitivo, capace di restituire visivamente l’indeterminatezza del sapere oracolare. Il lavoro di Armstrong si colloca in uno spazio intermedio di originale rilettura visionaria della storia dell’arte e astrazione contemporanea, riattivando le immagini del passato non come oggetti da contemplare, ma come campi aperti di interpretazione».
Sibyls, visitabile dal 16 maggio al 15 novembre negli spazi della ‘Cripta’ del Complesso Monumentale del Duomo di Siena, promossa dall’Opera della Metropolitana di Siena e dall’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e organizzata da Opera Laboratori, si configura come un’esperienza immersiva capace di ridefinire lo sguardo: non più orientato a riconoscere, ma a perdersi. Perché è proprio nello smarrimento — sembra suggerire Armstrong — che l’immagine torna a generare senso.