Stadi aperti al pubblico, e il Palio? De Mossi: “Sono spazi diversi, ma dobbiamo tenerci pronti”

"Se il Governo ci desse questa possibilità il Comune ovviamente non si potrebbe tirare indietro" spiega il primo cittadino, ma a differenza degli stadi il Palio vede una città intera in movimento

Stadi aperti ma Piazza del Campo rimane chiusa al Palio. La notizia è che il pubblico possa prendere posto sugli spalti negli stadi in occasione delle partite di calcio del prossimo Europeo, che sarà giocato anche in Italia. L’assenso è arrivato dal governo centrale e così lo stadio Olimpico di Roma potrà ospitare fino al 25% della sua capienza in occasione delle tre partite europee di giugno. Una notizia che aveva fatto sperare in qualche possibilità anche per il Palio, ma le due cose, come spiegato questa mattina dal sindaco De Mossi, hanno poco in comune. “Nello sport sono comunque spazi “congelati” e “chiusi”, il Palio è uno spazio aperto, è una città intera in movimento e sappiamo quali problemi ci potrebbero essere” spiega il primo cittadino, che ha però lasciato uno spiraglio di speranza. “Se il Governo ci desse questa possibilità il Comune ovviamente non si può tirare indietro – ha commenta De Mossi – Non possiamo fare altre che farci trovare pronti nel caso in cui l’immunità di gregge fosse alta, le curve particolarmente basse e quindi ci fosse la possibilità di tornare a vivere il Palio, con tutti i presidi del caso”.

Il problema infatti non riguarderebbe tanto la corsa stessa o le prove, momento in cui le persone all’interno della Piazza si attengono comunque a postazioni standard preassegnate, senza particolare movimento, ma all’immediato dopo corsa (per esempio il giubilo) e tutto il corredo di momenti che caratterizzano le giornate paliesche. “Il problema non è tanto quello dell’accesso alla Piazza – spiega il sindaco – perché lì in qualche modo un sistema lo potremmo anche trovare, legato al passaporto vaccinale, ai tamponi ecc. Il problema riguarda il fatto che il nostro rito si declina con la vicinanza, il contatto, e ora più che mai possiamo immaginarci quanta necessità ci sarebbe di stare tutti insieme”.