Vittoria Doretti: “Codice Rosa non è più un progetto. È un modo di vita per dire no alla violenza”

La Regione Toscana conferma Codice Rosa come rete stabile: priorità a prevenzione, coordinamento tra istituzioni e centri antiviolenza, lotta alla solitudine e attenzione ai giovani e alle nuove forme di violenza

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Vittoria Doretti, responsabile della rete regionale Codice Rosa, accoglie la conferma ufficiale della Regione Toscana che rende strutturale un modello nato nei pronto soccorso e cresciuto fino a diventare riferimento nazionale e internazionale. Un passaggio politico e organizzativo che consolida anni di lavoro sul campo e chiama a una nuova fase: più prevenzione, più squadra, più responsabilità ai vertici delle istituzioni e delle aziende sanitarie. Stamani è stata ospite a Buongiorno Siena

Perché la conferma della Regione è decisiva

Doretti sottolinea che non si tratta più di un progetto, ma di una rete. E una rete, per funzionare, ha bisogno di solidità e di impegno pubblico e verificabile.

“Bisogna arrivare un attimo prima, prima che la violenza esploda in un pronto soccorso. Codice Rosa è una rete stabile in Toscana, collegata al livello nazionale e internazionale: servono concretezza e responsabilità.”

Un principio, spiega, già indicato nel libro bianco del Comitato Tecnico Scientifico della Presidenza del Consiglio: i vertici (“top management”) di enti e aziende devono “metterci la faccia”.

“L’assessorato e il governatore ci sono stati accanto, in modo forte. E nella nostra azienda sanitaria, con il dottor Torre e tutta la direzione, questo impegno è quotidiano.”

L’urgenza: prevenzione, coordinamento, accompagnamento

La priorità, per Doretti, è la tempestività. Ma la rapidità da sola non basta: serve una rete che accompagni le persone prima, durante e dopo l’emersione della violenza, con ruoli chiari e canali di comunicazione efficaci tra tutti gli attori coinvolti.

“Ancora più coordinamento tra enti e istituzioni, soprattutto con i centri antiviolenza, preziosissimi. La rete è il vero cuore: squadra di donne e uomini, sanità, assistenti sociali, consultori. E i media sono fondamentali.”

La parola chiave è comunità. Perché il primo nemico da battere è l’isolamento.

“La grande alleata della violenza è la solitudine. Le persone devono sapere che non sono sole e che possono trovare Codice Rosa in sanità, i centri antiviolenza, gli assistenti sociali, i consultori.”

Giovani e nuove forme di violenza

L’attenzione si sposta sui più giovani, dove il fenomeno sta assumendo forme diverse e a tratti più brutali, alimentate anche dagli spazi digitali.

“È una efferatezza da seguire con grande attenzione. Negli ultimi dieci anni il web ha moltiplicato le forme di abuso. E poi c’è la violenza economica. È un mostro con tante teste.”

Qui la strategia passa dall’educazione e dalla promozione di uno stile di vita non violento, partendo dalle parole e dai gesti quotidiani.

“La parola d’ordine è promozione: rispetto, etica, dialogo. Ai giovani va spiegato cos’è l’amore: l’amore non è mai violenza. E ricordiamoci che noi adulti siamo i loro punti di riferimento.”

Un legame con Siena che resta

Nell’intervista affiora anche il ricordo del Premio Mangia, vivido e identitario. Un tassello emotivo che dice molto dell’impegno civico prima ancora che professionale.

“Solo noi senesi possiamo capire cosa vuol dire quel giorno: le chiarine, la discesa da via di Città, l’uscita dal Duomo. Un’emozione enorme. Indimenticabile.”

In conclusione Vittoria Doretti lascia un messaggio netto, che è anche un programma di lavoro per istituzioni, sanità, scuole e media.

“La solitudine è l’alleata della violenza. Il nostro compito è spezzarla. L’amore non è mai violenza.”



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