Le semplificazioni statali e relative tempistiche anomale per il rilascio delle pratiche edilizie in sanatoria nel Comune di Siena, nonostante le semplificazioni introdotte dal ‘Salva Casa’, sono state l’oggetto dell’interrogazione presentata durante la seduta del Consiglio comunale di oggi, giovedì 17 settembre, dalla consigliera Monica Casciaro del gruppo Siena Sostenibile. A rispondere è stato il Vicesindaco e assessore all’urbanistica, Michele Capitani.
“In via preliminare – ha esordito Capitani – occorre precisare le pratiche edilizie sono diventate molte di più. Questo perché la relazione tecnica integrata di regolarità edilizia e catastale è stata introdotta il 1 settembre 2017, con lo scopo di ampliare gli obblighi di verifica che sono già in capo al notaio rogante. Al momento non esiste una legge che regola questo importante documento, che in realtà nasce da un accordo tra il consiglio nazionale del notariato, degli architetti, degli ingegneri e dei geometri. Quindi è da tale data che abbiamo avuto il boom di accessi agli atti (certe volte di tipo massivo, con la richiesta di visione di un numero elevatissimo di pratiche) e di sanatorie. La versione aggiornata del decreto del Presidente della Repubblica 380 del 2001, a seguito del ‘Salva Casa’, consente delle semplificazioni per l’individuazione dello stato legittimo di un immobile, solo però a seguito di verifiche documentali che spesso sono molto complesse e articolate da eseguire e che richiedono una spesa notevole di tempo sia per la ricerca che per i controlli da eseguire. Infine, con lo stesso ‘Salva Casa’ è possibile la sanatoria di interventi che con la legislazione precedente non era possibile ottenere, e questo ha determinato la presentazione di un numero maggiore di istanze”.
“Va ricordato poi – ha proseguito il Vicesindaco – che nel Comune di Siena, a differenza della maggior parte dei comuni italiani, esiste il vincolo paesaggistico per quasi l’intero territorio comunale e quindi i procedimenti sono doppi; infatti, oltre alla sanatoria edilizia abbiamo anche l’accertamento di compatibilità paesaggistica che prevede diverse fattispecie. Il primo caso, ai sensi dell’articolo 167 del decreto legislativo 42 del 2004, comma 5, prevede che il proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell’immobile o dell’area interessati presenti apposita domanda all’autorità preposta alla gestione del vincolo ai fini dell’accertamento della compatibilità paesaggistica degli interventi medesimi. L’autorità competente si pronuncia sulla domanda entro il termine perentorio di centottanta giorni, previo parere vincolante della soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di novanta giorni. Nonostante la previsione normativa (la Soprintendenza non sempre riesce a rispondere entro i novanta giorni) e non essendo previsto il silenzio-assenso (c’è ampia giurisprudenza in materia), i tempi di rilascio della compatibilità paesaggistica (propedeutica alla sanatoria edilizia) si dilatano oltre i tempi previsti. In un’altra fattispecie, ai sensi dell’articolo 36 bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 380 del 2001, si prevede che ‘Qualora gli interventi siano eseguiti in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, il dirigente o il responsabile dell’ufficio richiede all’autorità preposta alla gestione del vincolo apposito parere vincolante in merito all’accertamento della compatibilità paesaggistica dell’intervento, anche in caso di lavori che abbiano determinato la creazione di superfici utili o volumi ovvero l’aumento di quelli legittimamente realizzati. L’autorità competente si pronuncia sulla domanda entro il termine perentorio di centottanta giorni, previo parere vincolante della soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di novanta giorni. Se i pareri non sono resi entro i termini di cui al secondo periodo, si intende formato il silenzio-assenso e il dirigente o responsabile dell’ufficio provvede autonomamente’. Nel caso quindi di procedure 36bis, come servizio Paesaggio del Comune di Siena, una volta trascorsi i novanta giorni a disposizione della Soprintendenza, formatosi il loro silenzio-assenso, formuliamo il nostro parere e rispettiamo i tempi dell’endo-procedimento paesaggistico (centottanta giorni) previsti dalla disciplina statale, cosa che purtroppo non può avvenire nel caso del richiamato articolo 167 di cui al punto precedente”.
“Per quanto riguarda i procedimenti in sanatoria inerenti la parte edilizia – ha evidenziato Capitani –, come detto, la parte paesaggistica è imprescindibile e va a sommarsi come tempi e procedure laddove sia presente il vincolo. A oggi la tempistica è la seguente: articolo 36 comma 3 del Testo unico dell’edilizia, conclusione entro sessanta giorni (altrimenti silenzio-rigetto); articolo 36 bis comma 6, istruttoria e rilascio entro quarantacinque giorni (i termini vengono sospesi per richiesta parere paesaggio o interrotti per richiesta integrazioni); articoli 36 bis, 34 ter 36 bis comma 6, istruttoria e chiusura del procedimento entro i sessanta giorni (i termini vengono sospesi per richiesta parere paesaggio o interrotti per richiesta integrazioni). L’ufficio Sportello unico edilizia sta lavorando a pieno regime e tutte le posizioni previste sono al momento coperte; le pratiche vengono lavorate nel massimo rispetto delle tempistiche laddove ci siano le condizioni sopra descritte. L’ufficio a oggi sta lavorando su pratiche pregresse che, in alcuni momenti e periodi lavorativi, per mancanza di personale dovuto a trasferimenti o attesa di nuove assunzioni, sono rimaste irrisolte. Pertanto, al momento, oltre al lavoro ordinario giornaliero, l’ufficio si sta impegnando nel recupero delle pratiche pregresse”.
“Sicuramente – ha concluso il Vicesindaco Capitani – ci saranno Comuni italiani virtuosi, non sappiamo se sono numerosi o meno, che lavorano le pratiche rispettando i termini temporali come da legge; i nostri uffici al momento non riescono in questo, per tutti i motivi che sopra abbiamo esposto. Certo è, però, che il personale dello Sportello unico edilizia è sempre disponibile a collaborare con i tecnici professionisti che si presentano o telefonano agli uffici, fornendo chiarimenti e interpretazioni circa i disposti normativi, spesso farraginosi e ambigui, che regolano la possibilità di ottenere la sanabilità degli immobili”.
La consigliera Monica Casciaro del gruppo Siena Sostenibile ha replicato: “in questo caso non posso ritenermi soddisfatta. Comprendo perfettamente la parte relativa ai vincoli paesaggistici, considerando che Siena è un territorio notoriamente soggetto a numerose tutele. Tuttavia, analizzando altri Comuni limitrofi e toscani, come Grosseto, Arezzo e Prato, che presentano conformazioni simili, si nota come le sanatorie del decreto ‘Salva Casa’ vengano chiuse in 60-90 giorni. Il vero problema di Siena risiede forse nei numeri e nell’organizzazione interna degli uffici. Forse sono mancati concorsi pubblici per la figura di istruttore tecnico, ed è evidente che la carenza di personale si faccia sentire. Ci troviamo di fronte a una mole considerevole di pratiche edilizie arretrate che gli uffici stanno ancora cercando di smaltire. A questo proposito, annuncio già che presenterò un’altra interrogazione specifica per fare chiarezza sul numero esatto e sullo stato di questi arretrati. Il ‘Salva Casa’ non cancella affatto i controlli previsti dalla legge. Tuttavia, tenere bloccata una famiglia per 18 mesi per una lieve difformità interna, magari per soli 10 centimetri di un tramezzo, significa bloccare un mutuo o una compravendita immobiliare. I danni economici per i cittadini possono essere ingenti. È fondamentale attivarsi subito per velocizzare l’iter delle pratiche legate al ‘Salva Casa’, al fine di tutelare tutti gli attori coinvolti, dai cittadini ai professionisti del settore”.