Certe storie sportive lasciano qualcosa che va oltre i risultati. È il caso di Marco Falaschi, che domenica 10 maggio ha annunciato il ritiro dalla pallavolo giocata, chiudendo una carriera lunga oltre vent’anni fatta di Serie A, grandi piazze, Nazionale e legami umani profondi. Tra questi, uno speciale porta inevitabilmente a Siena.
L’annuncio è arrivato quasi in punta di piedi, durante la trasmissione “After Hours”, con quel tono pacato e ironico che ha sempre contraddistinto il palleggiatore toscano. Poche parole, ma cariche di emozione. Accanto a lui, fuori dall’inquadratura, la compagna e pallavolista (campionessa olimpica e del Mondo) Carlotta Cambi.
“Avevo delle aspettative quest’anno – ha scritto poi Falaschi sui social – l’idea era quella di continuare a giocare ancora un po’, soprattutto di continuare a divertirmi. Ma la vita è imprevedibile e spesso ti mette davanti a delle scelte che avresti rimandato all’infinito, come quella di appendere le scarpe al chiodo”.
Doveva, infatti, essere Modena Volley l’ultima tappa della sua carriera, ma il finale è arrivato prima del previsto. E fa male soprattutto perché Falaschi, ancora oggi, era un giocatore capace di stare ad altissimi livelli.

A Siena il suo ricordo resta indelebile. Nella stagione 2019-2020 vestì la maglia della Emma Villas Siena nel campionato di A2, diventandone capitano e leader tecnico ed emotivo. Una squadra che, insieme a talenti come Yuri Romanò (bi-campione del Mondo), stava dominando il campionato prima che tutto si fermasse improvvisamente a causa della pandemia Covid. A tre giornate dal termine della regular season, la Emma Villas era prima in classifica e lanciata verso un sogno che non ha mai avuto la possibilità di compiersi.
Ma il rapporto tra Falaschi e Siena è andato ben oltre il taraflex del PalaEstra. In questi anni il palleggiatore ha costruito un legame autentico con la città e soprattutto con il Palio, diventando presenza fissa nelle estati senesi, tra cene di contrada, cavalli e Piazza del Campo.

“La passione per il Palio c’è sempre stata fin da piccolo – raccontò in un’intervista a Siena Tv del 2 luglio dello scorso anno –. Dopo l’anno vissuto a Siena questo legame è cresciuto ancora. Quando posso torno sempre. Mi ha sempre colpito l’orgoglio che i senesi hanno per la città e per la propria contrada. È un amore autentico, viscerale, che andrebbe riscoperto da tutti. Qui il Palio si vive ogni giorno dell’anno, ed è questo che lo rende unico”.
E ancora, mettendo a confronto sport e appartenenza contradaiola: “La fede per una squadra può arrivare fino a un certo punto… quella contradaiola no. È qualcosa che va oltre. Più dello sport, sicuramente”.

Adesso che la pallavolo giocata si ferma, per Marco Falaschi potrebbe esserci ancora più tempo da dedicare a quella Siena che ormai sente anche un po’ sua. Magari tra una cena, una prova in Piazza e qualche Palio vissuto “in prima linea da dietro al mossiere”, come raccontava sorridendo la scorsa estate.
Perché certi capitani smettono con il campo, ma non se ne vanno davvero mai.