E’ una notizia che lascia tanto amaro nelle poche bocche che non restano cucite a Siena quella di un possibile matrimonio tra il Monte dei Paschi e BPER Banca che, se dovesse andare in porto, porterebbe in dote all’altare una delle novità più significative racchiusa in una sola parola: quella che non ci sarebbe più. Nel nome del nuovo istituto, infatti, scomparirebbe “Siena”.
Senza parole rimangono i senesi mentre le guide turistiche si soffermano di fronte a Piazza Salimbeni e alla statua di Sallustio Bandini ad illustrare ai visitatori la storia secolare, le vicende burrascose, il decadimento e la rinascita di una banca simbolo della città. Ignare che quel simbolo potrebbe presto sparire dal racconto ai prossimi di visitatori. Mentre i selfie e le foto dei turisti si sprecano a Siena non c’è più voglia di sprecare parole per raccontare, ancora una volta, preoccupazione e sgomento. “Stavolta è finita davvero” sussurrano in pochi ad una delle ultime edicole rimaste in città proprio di fronte piazza Salimbeni. E ancora “adesso cosa altro dobbiamo aspettarci” parlottano tra loro i dipendenti uscendo per il caffè che oggi sembra più amaro. A non arrendersi è la sindaca della città del Palio Nicoletta Fabio che in una nota rivendica come “Siena non può essere considerata una variabile indipendente” e “radicamento territoriale, tutela del lavoro e identità della banca devono restare punti fermi; il Monte dei Paschi è parte della storia e del futuro di Siena”. Parole a cui fanno eco quelle della presidente della provincia Agnese Carletti: “Bisogna tutelare il marchio, il sacrificio dei dipendenti e la rete sul territorio”
In lontananza sullo sfondo aleggia lo spettro di una parola che nella recente storia del Monte dei Paschi non è sparita mai: esuberi. Preoccupata la Fisac Cgil che chiede “garanzie concrete per lavoratori e territorio” evidenziando. “non accetteremo che le lavoratrici e i lavoratori di Mps siano trattati come variabile di aggiustamento di operazioni decise altrove, in nome di logiche finanziarie che non tengono conto delle persone e del territorio”.
La speranza a Siena è l’ultima a morire, non potrebbe essere diversamente nella storia del Monte dei Paschi. Auspicando l’ennesimo colpo di scena, magari ad opera di chi è stato osannato come il salvatore del Monte dei Paschi, applaudito nell’ultima assemblea degli azionisti, l’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Lo stesso a cui Siena ha scelto di conferire la massima riconoscenza cittadina: il Premio Mangia. Lo stesso che non ha mai voluto commentare la notizia del premio che, salvo colpi di scena, gli sarà consegnato il 15 agosto ma che, nei giorni scorsi ha più volte rivendicato il valore del legame con il territorio, arrivando a dichiarare che “tutte le strade portano a Siena”.
Ma per le strade della città le bocche oggi sono cucite e viene in mente la scritta ‘Monte dei Paschi’, senza Siena, all’ingresso di Rocca Salimbeni, pensando che la storia era scritta da tempo.