Per Siena: “Sanità e vaccini: correre ai ripari non basta, serve un cambio di passo”

Per Siena interviene sulla questione vaccini con una nota stampa

“Di fronte alla lotteria dei vaccini, e alla classifica che vede la Toscana ultima per la vaccinazione degli anziani, si può dire conclusa la narrazione della Toscana come regione “virtuosa” per la Sanità? I fatti sono discutibili, restano gli annunci e la retorica come se fossimo sempre in campagna elettorale. È come se, il presidente neoeletto sentisse il bisogno di “premiare” categorie sociali “altre” rispetto alle fasce di età, o gruppi di potere, con evidenti contraddizioni. Perché, ad esempio, un impiegato che lavora in remoto dovrebbe essere più a rischio di un ottantenne con vari acciacchi? Il combinato disposto della scarsità dei vaccini e del mezzo incidente di AstraZeneca hanno fatto il resto”. Questo il commento del gruppo consiliare Per Siena in merito alla questione vaccini in Toscana, diffuso in una nota stampa che riportiamo integralmente.

“Fatto sta che, per gli anziani, resta la beffa del vaccino fornito con la stessa probabilità di una estrazione a sorte. Succede che persone ormai in là con gli anni ricevano un avviso alle 18,55, che li costringe per le 19 a provare a prenotare un giorno per la vaccinazione, inutilmente, visto che per non sembra funzionare nessuna data o luogo, nemmeno quelli alternativi alla prima scelta. L’invito ogni volta è: “riprova”. Un po’ come il sarcastico: “non hai vinto, ritenta”. In meno di mezz’ora, la giostra mediatica si chiude, per esaurimento dosi. Non sarebbe forse stato più semplice, da parte della Regione, chiamare gli anziani direttamente tramite la struttura on-line già predisposta oppure attraverso le strutture sanitarie a cui questi soggetti facevano riferimento, anziché sottoporli a questa ruota della fortuna?

Si sa, criticare è facile, ma ora una rinnovata efficienza si impone. In gioco è addirittura l’osservanza della Costituzione, che impone il superamento delle discriminazioni proprio sulla Sanità (ed è il motivo per il quale venne istituito il servizio sanitario nazionale). Accade, invece, che alcune regioni abbiano vaccinato quasi tutte le fasce più deboli, altre solo un terzo. In alcune regioni si è proceduto con la puntualità di un orologio svizzero, in altre sono state commesse clamorose violazioni delle priorità fissate dal governo e si sono verificati gravi disservizi. Insomma, non siamo solo indietro ad altri Paesi, ma registriamo anche variazioni territoriali spiegabili con la poco spiegabile Sanità regionale. Dopo l’uscita di Draghi contro questo andazzo, Giani ha cambiato strategia, annunciando una vaccinazione per età, non più per professione. È però un primo passo: ne serviranno altri, per recuperare efficienza e fiducia”.