Tema centrale della trasmissione “A Carte Scoperte” il destino di Banca Mps. Il direttore regionale Toscana e Umbria di Intesa Sanpaolo ha parlato di circa 13mila assunzioni entro il 2029, a sostegno della crescita, del ricambio generazionale e della creazione di nuovi posti di lavoro, anche nella città del Palio. L’argomento è stato commentato durante la trasmissione da parte dei rappresentanti dei sindacati presenti in studio.
“È certamente auspicabile, ma non si tratta di un piano industriale, spiega Cristina Pascucci, segretario provinciale Fisac Cgil. Non c’è nulla di scritto e si rischia di essere di fronte a promesse che, almeno per il momento, non ci convincono del tutto. Inoltre, le 13.000 assunzioni riguardano l’intero territorio nazionale. Bisogna capire come e dove verranno effettuate, ma soprattutto con quali tipologie contrattuali. Sono aspetti che fanno una grande differenza”.
“Il problema principale è che abbiamo già sentito diverse dichiarazioni di questo tipo, afferma Marco Galati, segretario provinciale First Cisl Siena. Quando tutta la città, dai sindacati alle istituzioni, ha iniziato a lanciare l’allarme sulle possibili ricadute delle operazioni di Intesa Sanpaolo e dello spacchettamento di AB verso Unipol, è emersa la preoccupazione per ciò che potrebbe accadere al territorio. Purtroppo, osservando come si sono mosse le banche in situazioni analoghe, spesso si finisce per perdere molto di ciò che esisteva in precedenza. Soprattutto a Siena e in provincia abbiamo una rete di filiali molto presente e radicata sul territorio. Il timore è che questa presenza possa progressivamente venire meno. Inoltre, non siamo di fronte a un piano industriale, ma a parole e dichiarazioni che, al momento, non offrono garanzie concrete”.
“Se l’OPS dovesse andare in porto, gli impegni dovranno essere concretizzati con i sindacati aziendali attraverso accordi specifici, commenta Marco Spinella, segretario generale Uilca. Al momento abbiamo dichiarazioni di Intesa Sanpaolo relative al proprio piano industriale, che riguardano anche la parte del Monte dei Paschi che eventualmente confluisse in Intesa. Per quanto riguarda, invece, la parte che dovrebbe andare a Unipol, non abbiamo dichiarazioni né certezze. Questo rappresenta, a mio avviso, un problema importante. Resta poi la questione del presidio territoriale. Intesa Sanpaolo ha dimostrato, attraverso il proprio piano industriale, di voler chiudere filiali nelle realtà più piccole e di favorire forme di desertificazione bancaria. Come sindacati ci siamo sempre battuti per mantenere i presidi sul territorio. Anche per quanto riguarda le assunzioni, bisogna capire quali tipologie contrattuali verranno utilizzate e dove saranno effettivamente collocati i nuovi posti di lavoro. A Siena, come ricordava Cristina, ci sono circa 2.200 lavoratori diretti, ai quali si aggiungono quelli dell’indotto. La mancata sostituzione anche soltanto dei dipendenti che raggiungono i requisiti per la pensione può comportare la perdita di centinaia di posti di lavoro. Per una città capoluogo relativamente piccola come Siena, le conseguenze sull’economia locale rischiano di essere pesantissime. Un piano nazionale, se non viene declinato sulle specificità delle singole realtà territoriali, resta una promessa piuttosto vaga. Sarebbe necessario arrivare a impegni molto più precisi e vincolanti”.