La polemica sul Drappellone del Palio dell’Assunta arriva a Palazzo Pubblico e il sindaco Nicoletta Fabio rompe il silenzio con parole nette: “Mi sono sentita umiliata e messa alla gogna. Io sono in buona fede”. Al centro del confronto c’è il dipinto realizzato da Teodora Axente, finito al centro del dibattito subito dopo la presentazione e dopo le osservazioni a Siena Tv del cardinale Augusto Paolo Lojudice, sulla necessità di un maggiore confronto con la Chiesa prima della realizzazione del cencio.
Fabio difende senza esitazioni la scelta dell’artista. “Sono molto amareggiata per quello che è successo dal 10 agosto. Ho scelto quell’artista non perché sia una provocatrice, anche perché non lo è, ma perché avevo avuto occasione di conoscerla durante la mostra al Santa Maria della Scala. L’ho vista dipingere con una maestria stupefacente e ho conosciuto la sua devozione alla Madonna”.
Una scelta che il sindaco, anche alla luce delle polemiche, rifarebbe: “La risceglierei, non vedo perché no”. Fabio rivendica inoltre la propria sensibilità religiosa. “Capisco tutte le sensibilità, ma c’è anche la mia. Sono una persona credente”, ha sottolineato, ricordando alcune scelte della propria amministrazione, dalla battaglia per mantenere il nome Santa Maria alle Scotte all’intitolazione di una strada a Benedetto XVI.
Per il sindaco la dimensione religiosa del Palio non è mai stata messa in secondo piano. “Non ho mai mancato di evidenziare come il Palio sia dedicato alla Madonna. La sicurezza, la tutela del cavallo e delle regole, la dimensione religiosa e quella artistica sono tutti elementi di questa composizione così complessa”.
E proprio sul dipinto Fabio entra nel merito delle critiche. “Quando ho visto il bozzetto, quello che mi ha colpito maggiormente è stato proprio il volto della Madonna. Forse la malizia sta nell’occhio di chi guarda”. Poi il confronto con alcuni Drappelloni del passato: “Mi chiedo dove fossero tutti questi difensori del cattolicesimo quando abbiamo visto Madonne a testa in giù, senza testa o che sembravano dei jolly. Ci sono stati casi molto più trasgressivi. Il problema sono io o questa amministrazione?”. Una riflessione che si chiude con una frase amara: “Non me lo merito”.
Il sindaco ha parlato anche del confronto avuto con il cardinale Lojudice, definendolo uno “scambio di battute molto sincero”. Nessuna contrapposizione personale, dunque, ma una discussione che, secondo Fabio, ha finito per coinvolgere tutta la città. “Il fatto che tutta la città parli di un’opera d’arte forse è anche un segno di forza. Ci ha messo di fronte alle nostre coscienze”, ha osservato.
La vicenda del Drappellone diventa così anche l’occasione per una riflessione più ampia sul rapporto tra il Palio e i social network. Per Fabio, oggi rappresentano “una forte minaccia per la nostra Festa”. Da una parte, spiega, i senesi sono “gelosissimi del nostro Palio”, dall’altra “lo diamo in pasto a chiunque sui social”. Il rischio, secondo il sindaco, è quello di trasformare una festa profondamente identitaria in terreno di protagonismi e contrapposizioni. “Le chiacchiere sul Drappellone ci sono sempre state, ma non con questa ferocia”, ha concluso.
Dalla Festa all’altro grande tema, quello di Banca Mps. Fabio ha accolto con particolare favore le parole pronunciate dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio alla cerimonia del Mangia. “Ha detto che Siena non si impara sui libri, ma stando qui, ascoltando e rispettando. Credo sia la dichiarazione più potente”, ha detto il sindaco, commentando positivamente anche l’abbraccio con il numero uno di Mps. “Il Monte è parte dell’identità di questa città”. Ora l’attenzione si sposta sul 20 agosto, quando Fabio incontrerà il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La posizione del Comune resta quella già ribadita nei mesi scorsi: contrastare lo smembramento di Mps e la perdita del nome della banca, difendere i livelli occupazionali e garantire la permanenza a Siena delle funzioni dirigenziali.