“Il nodo principale è dividere il Servizio sanitario nazionale dal privato”. È partito da qui l’intervento del senatore del Partito Democratico Andrea Crisanti, microbiologo e divulgatore scientifico, ospite a Siena dell’iniziativa organizzata dalla federazione cittadina di Alleanza Verdi e Sinistra dal titolo “La salute è un diritto: sanità pubblica, policlinici universitari e tutela dei cittadini”. Un confronto dedicato alle prospettive della sanità pubblica, con particolare attenzione anche alla situazione del policlinico universitario Santa Maria alle Scotte. Per Crisanti, il rapporto tra pubblico e privato rappresenta uno dei nodi strutturali da affrontare.
“Devono essere due entità completamente separate – ha spiegato Crisanti – perché purtroppo in questo momento il privato puro e il privato convenzionato trasferiscono costi e rischi dalle loro strutture al Servizio sanitario. Quindi chiaramente si verifica una situazione totalmente asimmetrica che deve essere risolta”.
Il senatore dem ha quindi indicato un secondo punto: la gestione della sanità e il rapporto con la politica: “Bisogna interrompere, io direi proprio tagliare questo cordone ombelicale che lega la politica alla gestione della sanità. La politica ha il diritto di indirizzare, di programmare e di controllare, ma non deve essere coinvolta nella gestione, perché se è coinvolta viene a mancare quel sano principio e dinamica tra controllore e controllato”.
Nel ragionamento di Crisanti c’è poi la necessità di ripensare il rapporto tra ospedali e medicina territoriale, a partire dalle Case di comunità. “Stiamo perdendo un’occasione incredibile – ha sottolineato – perché le Case di comunità dovevano essere l’architrave che congiungeva i medici di medicina generale con i presidi di primo e secondo livello. Ma abbiamo speso un miliardo e mezzo di euro del PNRR per fare gli uffici dei medici di medicina generale? È un concetto completamente sbagliato“.

Per il senatore, il Servizio sanitario nazionale non può più essere organizzato secondo il modello del 1978. “La medicina non è più la stessa del 1978. Il servizio sanitario come pensato nel 1978 va modificato, dando certe priorità: dividere il pubblico dal privato in maniera netta, ridare valore e riorganizzare la medicina territoriale e poi cambiare il modello di gestione“.
Crisanti ha infine commentato anche lo scontro sui finanziamenti alla sanità e le critiche arrivate dalla Toscana al Governo anche a seguito del decreto taglia-bollo. “Il presidente della Regione Giani ha fatto una critica molto forte e secondo me ha fatto bene, perché chiaramente il governo ha giocato con i soldi degli altri. Sarebbe sempre opportuno, quando uno leva i soldi agli altri, interpellarli. A questo punto si porrà il problema delle coperture, che non è una cosa da poco. Questa è proprio demagogia pura, è un tipico esempio di demagogia che in un Paese che non è quello delle banane non dovrebbe essere fatta”.
All’iniziativa di AVS hanno partecipato anche Lorenzo Falchi, capogruppo di AVS in Consiglio regionale e componente della Commissione Sanità, il professor Franco Roviello, ordinario di chirurgia generale e senatore accademico dell’Università di Siena, Alice D’Ercole, segretaria generale della Camera del Lavoro di Siena, e Fiorino Pietro Iantorno, segretario cittadino di Sinistra Italiana Siena. Nel corso dell’incontro è stata inoltre promossa la raccolta firme sulle due proposte di legge di iniziativa popolare della CGIL dedicate alla difesa della sanità pubblica.