Lorenza Bondi, consigliera comunale di maggioranza a Siena, interviene sul caso che sta infiammando la città: la rimozione della denominazione “Santa Maria alle Scotte” dall’ingresso del Policlinico. Tra reazioni social, una petizione spontanea e una nota dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, Bondi spiega perché la vicenda, a suo giudizio, tocca il cuore dell’identità cittadina.
Non solo “cosmesi lessicale”
Per Bondi, insieme al collega Marco Falorni, la cancellazione del riferimento a “Santa Maria” non è un dettaglio.
«L’abolizione della denominazione non è un fattore di cosmesi lessicale: è la rescissione del cordone ombelicale con il nostro patrimonio culturale e identitario».
Da qui l’iniziativa politica: un’interrogazione che approderà giovedì in Consiglio comunale.
«Abbiamo ritenuto avesse valore e dignità portare il tema nel massimo consesso cittadino. L’interrogazione sarà discussa questa settimana».
Le radici storiche: dallo Scala alle Scotte
La consigliera allarga il quadro, legando il presente alla lunga storia sanitaria senese: dal Santa Maria della Scala, documentato già a fine XI secolo e considerato un modello europeo di accoglienza e cura, all’attuale Policlinico.
«Siena, Vetus Civitas Virginis: per noi senesi è un legame inscindibile. L’ospedale alle Scotte non nasce ex abrupto: eredita il patrimonio del Santa Maria della Scala, che fu una grande innovazione anche sul piano di quello che oggi chiamiamo welfare».
Un passaggio chiave, ricorda Bondi, è il 2002: il Consiglio comunale – allora a guida centrosinistra – approvò all’unanimità una mozione, presentata da Falorni e Pierpaolo Fiorenzani, per inserire “Santa Maria alle Scotte” nella denominazione dell’ospedale, proprio per sancirne la continuità storica.
La legge del 2005 e la replica dell’Azienda
Nel 2005, con la legge regionale 40, la Toscana fissò la denominazione generale delle aziende ospedaliero-universitarie, senza il richiamo a “Santa Maria”. È a quella cornice che l’Azienda senese ha detto di attenersi nella sua nota ufficiale. Una spiegazione che, per Bondi, non basta.
«Capisco il riferimento alla legge, ma anche nello Statuto si poteva recepire la sensibilità verso il patrimonio identitario. Questa non può essere una risposta che ci rende soddisfatti».
Petizione e mobilitazione civica
Intanto, una petizione spontanea per il ripristino del nome ha raccolto adesioni e acceso il dibattito cittadino.
«Si è creata una mobilitazione generale e collettiva che forse non ci si aspettava, pensando che l’abolizione di un semplice nome non suscitasse una reazione così forte».
L’obiettivo politico è chiaro.
«Chiediamo all’Azienda ospedaliero-universitaria Senese di ripristinare il nome. Non parliamo di un ospedale nato all’improvviso: ha una precisa originalità nel Santa Maria della Scala e un legame profondo con il territorio».
“Ci sono temi più importanti?” La risposta
A chi bolla la questione come secondaria rispetto alle urgenze della sanità, Bondi replica sul terreno della coesione sociale.
«Difendere le tradizioni è strategico: perdere le radici indebolisce la tenuta sociale. Se tutto diventa relativo, allora nulla ha più senso».
Il confronto approda ora in aula consiliare, mentre la richiesta di ripristinare “Santa Maria alle Scotte” continua a circolare in città. La chiusura di Bondi è la sintesi dell’intera battaglia culturale:
«La difesa del patrimonio identitario ha una dignità assoluta e un valore sociale molto alto».